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Nord Stream, fuga di metano senza precedenti: si fanno i conti per l’ambiente

Il metano è un gas serra molto più potente della CO2: difficile fare le stime del gas fuoriuscito, ma senz’altro è un disastro climatico rilevante

di Elena Comelli

Epa

4' di lettura

Il sabotaggio che ha squarciato i due gasdotti Nord Stream sotto il Mar Baltico ha portato con ogni probabilità alla più grande fuga di metano causata dall’uomo mai registrata nel mondo. L’enorme pennacchio di metano — un gas serra fino a 80 volte più potente dell’anidride carbonica — è stato rilevato nelle immagini satellitari dai ricercatori dell’Osservatorio internazionale delle emissioni di metano (Imeo) dell’Unep.

«Molto probabilmente si tratta della più grande fuga di metano mai rilevata», ha dichiarato Manfredi Caltagirone, capo dell’Imeo.

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Si tratta di un disastro climatico non trascurabile, considerando che il metano di origine antropica è responsabile di un quarto dell’aumento delle temperature dall’epoca pre-industriale. In base all’ultimo rapporto dell’Ipcc, quasi un terzo del surriscaldamento previsto nei prossimi decenni potrebbe essere evitato dimezzando le emissioni di metano causate dall’uomo, senza dover ridurre i consumi di energia, ma semplicemete modificando le abitudini dei petrolieri e degli allevatori di bestiame.

Proprio per questo, alla Cop26 di Glasgow è stato firmato il Global Methane Pledge, che punta alla riduzione di almeno il 30% delle emissioni globali di metano entro il 2030, rispetto ai livelli del 2020. Il nuovo patto, lanciato da Unione europea e Stati Uniti, è stato siglato da più di cento Paesi, che sono responsabili di circa metà delle emissioni antropogeniche di metano.

La stima dell’esatta quantità di metano fuoriuscita in atmosfera dalla fuga nel Mar Baltico è un compito impegnativo. Molti cosiddetti eventi super-emittenti - grandi fughe continue di metano - vengono catturati dalle immagini satellitari su gasdotti terrestri o siti di produzione di combustibili fossili. Ma acquisire dati accurati sull’acqua è molto più impegnativo, data la luce riflessa dalla superficie.

Le stime sulle perdite

Ci sono una serie di altre incertezze chiave: quanto gas c’era nei gasdotti in quel momento, a quale temperatura e pressione veniva mantenuto e quanto sia grande lo squarcio nei tubi. Anche sapendo quanto gas è fuoriuscito, è probabile che una parte si sia dissipata nell’acqua, ma ciò dipende anche dalla densità dei batteri presenti, oltre che dalla profondità.

Nonostante ciò, gli scienziati si sono affrettati a fare alcuni calcoli a posteriori su quanto metano potrebbe essere sfuggito. Andrew Baxter, direttore dell’Environmental Defense Fund di New York, ha stimato che sono fuoriuscite circa 115mila tonnellate di metano, equivalenti a circa 9,6 milioni di tonnellate di anidride carbonica. In termini reali, questo è lo stesso impatto climatico delle emissioni di 2 milioni di auto a benzina nel corso di un anno, o di due centrali elettriche a carbone e mezzo.

Le stime danesi sono superiori. Kristoffer Böttzauw, il direttore dell’Agenzia danese per l’energia, ha dichiarato che le perdite equivarrebbero a circa 14 milioni di tonnellate di CO2, circa il 32% delle emissioni annuali della Danimarca. Poiché almeno una delle perdite si trova nelle acque danesi, la Danimarca dovrà aggiungere queste emissioni al suo bilancio climatico.

Greenpeace Europa ha fatto un’ipotesi ancora più alta, fino a 30 milioni di tonnellate di CO2 equivalente.

Effetto concentrato

In tutti e tre i casi, comunque, sarebbe la più grande perdita di metano mai registrata. A oggi, la fuga più importante che conosciamo è avvenuta dall’impianto di stoccaggio di Aliso Canyon, a Los Angeles, nel 2015, dove sono state emesse circa 97.100 tonnellate di metano in diversi mesi.

In confronto, le perdite del Nord Stream sono molto più concentrate, perché si sono verificate nel giro di pochi giorni. GHGSat, società di monitoraggio delle emissioni satellitari, ha affermato che le falle potrebbero aver provocato la fuoriuscita di 500 tonnellate di metano all’ora, dieci volte di più della perdita Aliso al suo apice.

Malgrado le dimensioni di questo disastro climatico, la fuga di gas dal Nord Stream è un episodio minore rispetto alle perdite quotidiane dalle infrastrutture del gas a livello globale, dove circa un decimo della fornitura di combustibili fossili viene disperso nell’atmosfera.

«È una piccola bolla nell’oceano di metano fuggitivo emesso ogni giorno in tutto il mondo nelle attività estrattive, dal fracking all’estrazione del carbone e di petrolio», ha precisato Dave Reay, direttore dell’Edinburgh Climate Change Institute. Lauri Myllyvirta, analista del Center for Research on Energy and Clean Air, ha stimato che è più o meno paragonabile alla quantità di metano che fuoriesce dalle infrastrutture petrolifere e del gas russe in una qualsiasi settimana lavorativa.

Emissioni fuori controllo

Le emissioni globali di metano stanno crescendo a un ritmo allarmante, tanto che nel 2020 hanno raggiunto il record di 596 milioni di tonnellate all'anno, secondo il Global Methane Budget, circa 50 milioni in più rispetto all'inizio del secolo. Oltre metà delle emissioni globali di metano derivano dalle attività umane in tre settori: infrastrutture per i combustibili fossili (35%), agricoltura e allevamento (40%), discariche di rifiuti (20%), secondo un recente rapporto Unep-Climate and Clean Air Coalition.

Proprio le infrastrutture del gas in Europa sono responsabili di notevoli perdite di metano in atmosfera, dovute a guasti, scarse manutenzioni degli impianti oppure alla pratica del venting (sfiato), che consiste nell’emissione volontaria e controllata di gas dai siti produttivi e di stoccaggio.

La Clean Air Task Force, organizzazione indipendente basata a Boston, ha documentato di recente queste emissioni di metano in oltre 150 siti industriali oil & gas in sette Paesi europei, Italia compresa, utilizzando una termocamera a infrarossi.

Fra le perdite documentate da Clean Air Task Force, si segnalano alcune riprese effettuate proprio in Italia, in particolare il 6-7 e 18 aprile 2021 presso il terminale Gnl di Panigaglia e il 16-17 aprile presso il deposito sotterraneo di Minerbio, il più grande deposito italiano per lo stoccaggio di gas. In entrambi i casi si parla di “rilevanti concentrazioni di metano” emesse tramite venting. Si parla anche di gas venting da un deposito sotterraneo di stoccaggio a Bordolano. In totale, sono oltre venti i siti filmati in Italia da Clean Air Task Force.

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