ddl concorrenza in senato

Norma «anti-scorrerie», estensione possibile a tutte le società quotate

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Il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda


2' di lettura

L’emendamento anti-scorrerie atteso nel ddl Concorrenza sarà destinato «a tutte le società quotate» e non più solo a quelle che operano nei settori strategici per l’interesse nazionale come previsto nella prima bozza del provvedimento. A riferirlo è Luigi Marino (Pd), relatore del provvedimento in Senato, che ha spiegato come si vada verso l’eliminazione del riferimento ai meri settori di interesse strategico (sostanzialmente difesa e sicurezza, energia, comunicazioni e trasporti).

Verso estensione “anti-scorrerie” a tutte le quotate
I tecnici sono ancora al lavoro per mettere a punto la versione definitiva dell’emendamento che sarà presentato mercoledì in Senato all’interno del pacchetto di modifiche di relatori e Governo. Inoltre, relatori e tecnici stanno lavorando a definire il livello della prima soglia di acquisto delle azioni da cui far scattare l’obbligo: «Stiamo ragionando fra il 5% e il 10%» ha continuato Marino aggiungendo che comunque si tratta di un problema che si risolverà presto.

Norma «anti-scorrerie», si discute sulla soglia
Una prima bozza fissava al 10% l’obbligo per chi acquista partecipazioni di società quotate di fornire informazioni alla Consob sulle intenzioni e sul piano d’azione. Dopo le valutazioni effettuate nelle settimane scorse, un incontro tra governo e relatori al Senato del disegno di legge concorrenza sembra aver indotto a fissarla al 5%.

Emendamento in aula al Senato l’8 marzo
La norma “anti-scorrerie” sulle scalate finanziarie, preparata dal ministero dello Sviluppo economico, sarà il principale emendamento del pacchetto governo-relatori che sarà portato all’Aula del Senato mercoledì 8 marzo. Come noto, l’emendamento nasce come “risposta” al caso Vivendi-Mediaset, sebbene a questo non si possa applicare in quanto non ci sarà retroattività. L’intervento è stato in qualche modo ispirato alla scalata condotta da Bolloré, e criticata dal governo per i modi definiti «opachi», ma in futuro potrebbe applicarsi ad altre situazioni simili. Si pensi a un eventuale affondo francese in Telecom Italia (le ipotesi relative a Orange periodicamente tornano alla ribalta).


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