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Norme e Tributi Enti locali e PA

Il comune non può decidere da solo sui fondi premiali

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Questo articolo è stato pubblicato il 12 agosto 2010 alle ore 22:31.

Ulteriore stop alla riforma Brunetta. Questa volta a porre un freno all'applicazione del decreto legislativo 150/09 agli enti locali è il tribunale di Salerno: con la sentenza datata 18 luglio 2010 viene condannato per condotta antisindacale un comune che aveva deciso in via unilaterale la destinazione delle somme ricomprese nel fondo per le risorse decentrate.
Il caso esaminato dall'organo giurisdizionale prende il via dalla mancata sottoscrizione definitiva dell'accordo decentrato per il 2009.

Dopo aver firmato l'ipotesi di accordo in periodo ante Dlgs 150/09, la giunta comunale rileva che nella stessa ipotesi è presente una serie di vizi di legittimità e quindi non ne autorizza la sottoscrizione definitiva. Ne seguono una serie di incontri fra la delegazione di parte pubblica e le organizzazioni sindacali, dove, tra l'altro, viene posta in rilievo anche la non corretta costituzione del fondo per la contrattazione decentrata.

Si arriva, così, nel periodo di vigenza della riforma Brunetta e l'amministrazione comunale decide di dare attuazione all'articolo 54, comma 3 ter, del decreto 150, nel quale si prevede la facoltà del datore di lavoro di provvedere in via unilaterale e provvisoria nelle materie per le quali non è stato raggiunto l'accordo in sede decentrata.

Osserva, però, il collegio giudicante come il comune possa procedere in via unilaterale solo nel momento in cui i contratti decentrati in essere alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 150/09 (15 novembre 2009) perdano la loro efficacia. Con l'articolo 65 di questo decreto, poi, per gli enti locali vengono individuati il 31 dicembre 2011 quale termine per l'adeguamento dei contratti decentrati alla riforma Brunetta e il 31 dicembre 2012 quale data dalla quale, in caso di mancato adeguamento, non si possono più applicare i vecchi Ccdi.

Quindi, fino a queste date, l'amministrazione deve rispettare quanto disposto dal Ccnl, in particolare l'articolo 4 del contratto del 22 gennaio 2004 che prevede la contrattazione per la destinazione delle risorse per la contrattazione decentrata.

Richiamando, poi, i presupposti individuati dalla corte di Cassazione, sezione Lavoro, sentenza 5422/98, per l'individuazione della condotta antisindacale - vale a dire l'obiettività, l'attualità e la concretezza - e riconoscendone l'esistenza nel comportamento tenuto dal comune, il tribunale accoglie il ricorso proposto in base all'articolo 28 della legge 300/70. Il comportamento del datore di lavoro pubblico, non rispettando il diritto all'informazione e alla consultazione delle organizzazioni sindacali, ha inciso negativamente sulla sfera patrimoniale delle stesse, intesa nell'accezione più ampia e che ricomprende il diritto all'immagine e al rispetto della sue funzioni.

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Tags Correlati: Corte di Cassazione | Normativa sugli scioperi |

 

La sentenza si pone nel filone aperto dal tribunale di Torino lo scorso 2 aprile, il quale ha adottato analoga decisione nei confronti di un datore di lavoro pubblico che aveva assunto unilateralmente atti in materia di banca delle ore.

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