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Norme e Tributi Diritto

Circolare delle Entrate sulla disapplicazione delle norme antielusive. Ogni anno la verifica delle Cfc

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Questo articolo è stato pubblicato il 07 ottobre 2010 alle ore 08:06.

L'agenzia delle Entrate scopre le carte sulle nuove norme in materia di Controlled foreign companies. La circolare 51/E di ieri affronta, infatti, molte delle questioni controverse della nuova normativa, estendendo le ipotesi in cui è necessario ricorrere all'interpello disapplicativo, con verifica annuale delle condizioni che, poi, devono essere documentate.

Vecchi interpelli addio
Una conferma innanzitutto, e cioè che la nuova disciplina introdotta dal Dl 78/2009 trova applicazione a partire dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 1° luglio 2009; vale a dire, per i soggetti con periodo d'imposta coincidente con l'anno solare, a partire dal 1° gennaio 2010, con perdita di validità, però, per i vecchi interpelli presentati. A questi particolari fini, avrà rilevanza la data di chiusura dell'esercizio o periodo di gestione della partecipata residente. Così, un contribuente con periodo d'imposta coincidente con l'anno solare dovrà presentare, per la disapplicazione della normativa, l'istanza di interpello entro il 1° giugno 2011.

Cfc paradisiache
Venendo alle modifiche introdotte dal Dl 78/2009, con particolare riferimento alla prima esimente prevista all'articolo 167, comma 5, lettera a), relativa cioè al radicamento nel territorio di insediamento della partecipata estera, la circolare 51/E precisa che la disponibilità in loco di una struttura organizzativa è ritenuta condizione necessaria ma non sufficiente per la disapplicazione della normativa. Il riferimento al mercato dovrebbe, infatti, essere normalmente inteso come riferito al mercato di sbocco o alternativamente a quello di approvvigionamento. In questi termini, la circostanza che la Cfc non si rivolga al mercato locale né in fase di approvvigionamento, né in fase di distribuzione, costituirebbe un indizio del mancato esercizio, da parte della stessa, di un'effettiva attività commerciale nel territorio. L'agenzia delle Entrate non chiude comunque la porta ai contribuenti, aggiungendo che questa circostanza non impedirà di valorizzare, in sede di interpello, altri elementi eventualmente prodotti a supporto delle proprie ragioni, dandosi spazio alle ragioni economiche e imprenditoriali che possono avere portato legittimamente l'impresa residente a investire nello Stato o territorio a fiscalità privilegiata. Quanto all'ambito geografico, la circolare 51/E chiarisce, inoltre, che il "mercato" non coincide necessariamente con i confini geografici del Paese o del territorio in cui la partecipata ha sede, potendo anche essere esteso all'area geografica circostante, come tale legata allo Stato di insediamento da particolari nessi economici, politici, geografici o strategici.

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Per i dividendi «indiretti» conta la costruzione artificiosa

Gli utili provenienti da società localizzate in paradisi fiscali distribuiti a soggetti residenti

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Cfc comunitarie
La circolare 51/E affronta anche le novità introdotte dal Dl 78/2009 in tema di controllate estere comunitarie, per le quali la nuova disciplina Cfc trova applicazione al ricorrere di due condizioni concorrenti, da verificare in capo al soggetto estero: un livello di tassazione effettiva inferiore a più della metà di quello che sarebbe stato applicato in Italia se la società estera fosse stata ivi residente; e il conseguimento in via prevalente di passive income o di proventi derivanti da attività infragruppo. Ai particolari fini del calcolo del tax rate estero, viene confermato che il confronto tra la tassazione effettiva e quella "virtuale" andrà condotto esclusivamente considerando le imposte sui redditi, escludendo quindi l'Irap.

Le holding "pure"
Quanto poi all'annosa questione delle holding estere "pure", titolari cioè esclusivamente di partecipazioni in possesso dei requisiti della participation exemption, la circolare 51/E, pur riconoscendo, in linea di principio, la sostanziale equivalenza tra l'esenzione totale e l'indeducibilità dei costi, da un lato, e la tassazione dell'1,375% a fronte della deducibilità dei costi, dall'altro, conclude la sua analisi in maniera non del tutto condivisibile, precisando che anche per queste sarà comunque necessario provvedere alla presentazione di rituale istanza di interpello, così da consentire all'Agenzia l'adeguata verifica della sussistenza dei presupposti per il riconoscimento di equivalenza dei regimi impositivi. Il contribuente dovrà inoltre procedere alla verifica della tassazione effettiva annualmente, conservando la relativa documentazione.

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