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Norme e Tributi Fisco

Per il transfer pricing accertamenti mirati

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Questo articolo è stato pubblicato il 16 ottobre 2010 alle ore 13:52.
L'ultima modifica è del 16 ottobre 2010 alle ore 13:53.

Più di tremila soggetti interessati considerando solo le imprese di grandi dimensioni (ovvero circa l'80%). Il transfer pricing è un fenomeno molto rilevante e l'adeguamento agli standard internazionali avvenuto con la manovra d'estate e con il provvedimento delle Entrate del 29 settembre (una circolare è attesa entro un paio di settimane) è destinato a cambiare i controlli fiscali per uno degli aspetti più spinosi (i prezzi di trasferimento) nel rapporto tra fisco e contribuenti. Ne è convinto Luigi Magistro, direttore Accertamento dell'agenzia delle Entrate, per il quale «ormai possiamo dire che siamo in linea con le più avanzate esperienza internazionali. Inoltre si fa un altro passo nell'attuazione dello Statuto del contribuente sotto il profilo del principio della corretta collaborazione tra fisco e cittadini. Le imprese adottano un principio di trasparenza verso l'amministrazione e quest'ultima ne riconosce la buona fede». Predisporre la documentazione e comunicarla all'agenzia delle Entrate comporta, infatti, che in caso di accertamento qualora ci fossero differenze di valutazione tra agenzia e imprese, il recupero varrebbe solo per le imposte senza applicazione di sanzioni. Non sono esclusi quindi possibili accertamenti, ma il rischio che le imprese corrono per questioni "valutative" si attutiscono decisamente.

L'adesione al sistema di "trasparenza" con il fisco comporterà anche altri vantaggi per le imprese, che Magistro riassume così: «Accedere a un sistema di trasparenza su questo filone, permetterà di attribuire alle imprese un profilo di rischio minore rispetto a chi non lo fa. Questo inevitabilmente influisce sulla possibilità di essere controllati».
Magistro spiega così la strategia delle Entrate: «Finora ci siamo concentrati su quella che potremmo definire pianificazione fiscale "aggressiva". Ora stiamo passando a occuparci dei fattori di rischio più diffusi. E il transfer pricing, con il fenomeno della "importazione dolosa" delle perdite in Italia e gli strumenti finanziari ibridi, rappresentano per le imprese multinazionali i maggiori fattori di rischio». Soprattutto per i soggetti maggiori, quindi, si tratta di un tema strettamente legato al tutoraggio, che ne risulterebbe "alleggerito".

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Tags Correlati: Agenzia Entrate | Confindustria | Fisco | Georg Geberth | Italia | Luigi Magistro | Ocse | Siemens |

 

Per le imprese la valutazione del provvedimento è positiva, anche se con qualche distinguo, concentrato soprattutto su costi e tempi dell'operazione, visto che le comunicazioni alle Entrate andranno fatte entro la fine dell'anno. Per Andrea Manzitti, direttore del progetto fisco di Confindustria, «non si può che lodare il legislatore e l'amministrazione quando assumono iniziative che ci portano al livello delle più avanzate esperienze internazionali. Sempre che la norma venga applicata con lo spirito con cui finora l'argomento è stato affrontato dall'Agenzia. L'unico problema è forse quello dei tempi visto che è fissato dalla legge. Ci aspettiamo che con il prossimo milleproroghe il tempo a disposizione sia spostato almeno al 30 giugno».

Una preoccupazione sull'aumento dei costi di gestione della variabile fiscale è venuto ieri dal congresso mondiale dei direttori finanziari, organizzato a Roma da Iafei-Andaf, dove pure il nuovo sistema è stato salutato come un'opportunità per le imprese. Una preoccupazione confermata dall'esperienza tedesca. «Il peso della documentazione da presentare è un costo notevole anche per una società multinazionale come la nostra» fa notare Georg Geberth, fiscalista della Siemens.
Dal canto suo Adriano Di Pietro, ordinario di diritto tributario a Bologna, commenta: «In genere gli stati procedono a riproduzioni parziali delle regole Ocse. E questo può essere fuorviante. Certo si possono avere scopi come la semplificazione, la maggiore appetibilità per gli investimenti stranieri o il miglioramento dei rapporti con i contribuenti. L'adesione integrale al modello Ocse sarebbe però sicuramente la scelta migliore».
Per Guglielmo Maisto, professore all'Università cattolica di Piacenza, «il provvedimento è destinato a migliorare i rapporti soprattutto con i gruppi stranieri che non erano abituati a vedersi applicate sanzioni per questioni valutative». Maisto si dice fiducioso sul fatto che le Entrate useranno con prudenza la norma che richiede la completezza dell'informazione. In fondo bisogna ricordare che la stessa Ocse afferma: «Transfer pricing is not an exact science».

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