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Questo articolo è stato pubblicato il 22 giugno 2011 alle ore 08:11.

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Rischio Cfc anche per le controllate estere che svolgono lavorazioni o trading all'interno del gruppo. Con la circolare 28/E le Entrate hanno ufficializzato anche i chiarimenti di Telefisco sulle passive income companies, che dovranno essere considerati da chi si accinge a presentare gli interpelli in vista della scadenza del 30 giugno.

I contribuenti italiani che detengono il controllo di società in Paesi che hanno una tassazione sul reddito effettiva inferiore alla metà di quella italiana si interrogano sulla necessità di dichiarare il reddito per trasparenza (o di presentare interpello disapplicativo) con riferimento alle strutture che svolgono prevalentemente servizi intragruppo.

La circolare 51/E del 2010 ha indicato che rientrano in questo concetto, ad esempio, i servizi di contabilità, di tesoreria accentrata o di consulenza. Nessuna ulteriore precisazione è giunta dalla circolare 23/E/2011, lasciando aperti interrogativi con riferimento a società che svolgono servizi industriali o commerciali, nonché alle trading companies. Si pensi ad esempio a società che svolgono lavorazioni su prodotti di abbigliamento, articoli elettronici o meccanici per conto di altre realtà del gruppo o a quelle che acquistano e rivendono intercompany materie prime o servizi di altro genere (elettricità, gas, eccetera).

Nella circolare è stato precisato che la prestazione di servizi di tipo industriale o produttivo e, più in generale, le specifiche caratteristiche del servizio reso nei confronti delle consociate (da valutare caso per caso), non escludono la rilevanza dei proventi corrispondenti ai fini del calcolo della soglia di prevalenza prevista per far scattare la norma Cfc anche alle società extra black list.

Un problema analogo si pone per le società di trading, la cui attività, pur essendo costituita da cessioni di beni (e non da servizi), non esclude, a parere delle Entrate, l'esistenza di un servizio sottostante. Alla luce dei nuovi chiarimenti, è pertanto opportuno che, in presenza di società di questo tipo (sempreché scatti anche il requisito di tax rate estero inferiore alla metà di quello virtuale interno), venga presentata istanza di interpello entro il prossimo 30 giugno, per dimostrare che la controllata non è una costruzione di puro artificio.

Sempre in materia di Cfc (se ubicate in paesi black list), la circolare esamina anche la nuova condizione di radicamento nel mercato locale, posta ai fini di ottenere la disapplicazione della norma. La circostanza che la Cfc non si rivolga al mercato, né in acquisto né in vendita, costituisce un indizio del mancato esercizio da parte della stessa di un'effettiva attività commerciale. È però possibile, precisa l'Agenzia, valorizzare anche altri elementi. Ad esempio, sono valutabili le ragioni economiche e imprenditoriali che hanno indotto l'impresa residente a investire all'estero; lo svolgimento nel Paese estero di un'attività di produzione rappresenta una circostanza da considerare in sede di esame del singolo caso concreto.
(L.Gai.)

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TAG: Fisco

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