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Questo articolo è stato pubblicato il 05 luglio 2011 alle ore 06:40.

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MILANO
L'amministrazione ha il dovere di fornire alla parte ricorrente tutta la documentazione acquisita presso il paese estero dove sarebbe stata decentrata la tassazione per conseguire un risparmio di imposta. Opporre dinieghi, o comunque impedire l'accesso a questi atti, potrebbe infatti far sorgere dubbi «sulla volontà di permettere al giudice di ricercare la soluzione più equa della vicenda».
È questo uno dei passaggi della sentenza con cui la Ctr delle Marche ha ridotto a meno dell'1% (dai 130 milioni del primo grado) la pretesa del fisco nei confronti del gruppo Bikkembergs, finito al centro di una verifica della Gdf tre anni fa. Lo scorso anno la Ctp di Pesaro aveva confermato la tesi dell'ufficio, secondo cui la Iff con sede in Lussemburgo – con compiti di commercializzazione dei prodotti del gruppo – aveva una «stabile organizzazione» in Italia, attraverso la sede della società 22 Srl. Da qui la contestazione di evasione delle imposte dirette per gli anni 2002–2006 e dell'Iva per il periodo 2002–2005, che maggiorate di interessi e sanzioni avevano fissato la condanna (già sospesa da un'ordinanza del febbraio scorso) attorno ai 130 milioni di euro.
La Ctr invece, con una lunga motivazione, ha ridotto l'imponibile a circa 2 milioni 900mila euro, cancellando al contempo le sanzioni. Secondo la Commissione, la «stabile organizzazione» non poteva essere ravvisabile nelle quattro persone addette allo smistamento degli ordini fino al 2005, mentre è ipotizzabile da quando l'azienda aveva installato un server informatico in Italia (dopo il maggio del 2005) per la gestione anche logistica degli ordini. Per calcolare il "peso" di questa attività ausiliaria, i giudici si sono rifatti allo studio di una società olandese prodotto – come sostegno alla domanda subordinata – dalla stessa ricorrente, secondo cui il valore della prestazione è quantificabile nel 5% (il 3% secondo lo studio) del fatturato da vendite: così dagli oltre 70 milioni si è scesi – graduati dalle finestre temporali – ai 2,9 milioni di imponibile. Secondo la difesa (avvocato Francesco Giuliani) il risultato «pur importante nel merito, non è soddisfacente sotto il profilo della riaffermata "stabile organizzazione"». Anche perché la dichiarazione del fisco lussemburghese sulla "realtà" della Iff è arrivata a giudizio solo nel procedimento d'appello.
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