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Questo articolo è stato pubblicato il 07 agosto 2011 alle ore 08:13.

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di Valeria Panzironi
e Michele Uva Dopo aver assistito negli ultimi giorni al fallimento di altre 14 società professionistiche di Lega Pro, dopo le 70 degli ultimi sette anni, si torna a parlare del calcio professionistico italiano per sollecitare una seria riflessione sul sistema che, nonostante raggiunga la soglia dei 2,5 miliardi di euro di valore della produzione, appare da tempo in crisi.
I risultati economico-finanziari degli ultimi anni sono negativi e costituiscono una costante in quasi tutte e realtà europee.
Tutto ciò, oltre a suggerire l'opportunità di approfondire le ragioni di queste disfunzioni, rende evidente che il modello del calcio prevalso in Italia, con un "mecenate" pronto a ripianare periodicamente le perdite, non può reggere in un sistema in cui le perdite appaiono endemiche e nel quale i costi crescono molto più dei ricavi. Il fallimento è sempre dietro l'angolo.
Le società di calcio hanno la peculiarità di rappresentare il territorio del quale sono espressione.
Portano spesso il nome della città, ne utilizzano l'araldica e i colori, hanno una folta schiera di tifosi che ne seguono le sorti con passione. In un contesto del genere è chiaro che il fallimento di una squadra non è per nulla indolore per la comunità, in termini sportivi, sociali, economici e di immagine.
Perché allora non pensare a un modello di governance che coinvolga sia le istituzioni locali sia i tifosi (quelli con la tessera) a supporto del fenomeno sociale più rilevante di un territorio?
Del resto l'idea non è nuova e trova interessanti esempi anche all'estero, si pensi in particolare al caso della Germania, una delle poche realtà europee con i conti in attivo.
Il modello tedesco si caratterizza per il fatto che coinvolge le comunità dei tifosi e le istituzioni nella governance societaria.
Una delle caratteristiche delle società di calcio tedesche è la cosiddetta «regel 50+1», secondo la quale almeno il 51% della proprietà deve essere nelle mani di un'associazione sportiva - fortemente radicata sul territorio e di cui fanno parte i tifosi - il cui voto è determinante per la nomina degli organi sociali.
Questa regola, oltre a ridurre il rischio di speculazioni, ha il pregio di potenziare il ruolo del tifoso e del territorio, che diventano parte attiva del progetto societario.
È evidente che il sistema tedesco non può essere esportato in Italia.
L'idea però di trovare una via italiana al coinvolgimento virtuoso di tutta la comunità (istituzioni, associazioni e tifosi), nelle società di calcio, potrebbe dare un impulso positivo al sistema.
Di grande interesse appare il coinvolgimento delle istituzioni, intentato dalla Fiorentina.
Lì si è deciso di invitare in modo permanente a partecipare al consiglio di amministrazione della società il vicesindaco con delega allo sport e il presidente del Coni provinciale, come osservatori e con ruolo consultivo.
Si tratta di un lungimirante primo esperimento che apre la via a una seria riflessione sul tema che a questo punto appare obbligata.
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