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Questo articolo è stato pubblicato il 16 novembre 2011 alle ore 06:41.

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BOLOGNA. Dal nostro inviato
L'equità, prima di tutto. Ma anche l'efficienza della spesa pubblica, per «poter rendere conto ai cittadini di come vengono spesi i soldi delle tasse»; un'amministrazione affidabile e credibile; la capacità di fare "rete" sul territorio. E poi, ancora: il potenziamento degli studi di settore; un redditometro "solido", coerente con lo spesometro; il rafforzamento del tutoraggio per le imprese medio-grandi.
Passa da questi (e altri) elementi la costruzione in Italia di una cultura della tax compliance. Quell'insieme di norme legali, sociali, etiche e morali, di volta in volta, definito come "adempimento spontaneo" o "lealtà fiscale". E il convegno organizzato ieri a Bologna dalla Direzione regionale Emilia-Romagna dell'agenzia delle Entrate, insieme al locale Ordine dei commercialisti e all'Università, ha offerto un'occasione importante di confronto.
Specie ora – ha ricordato Enrico Giovannini, presidente del l'Istat e coordinatore del gruppo di lavoro per la riforma fiscale "Economia non osservata" – che il tema dell'equità è destinato a diventare decisivo nel dibattito politico. Un tema che finisce per mettere a rischio la coesione sociale e la cui soluzione deve andare di pari passo con il consolidamento fiscale al quale il Paese sarà chiamato. Giovannini ha rilanciato la sua ricetta contro l'evasione: dal rafforzamento del contrasto di interessi («perché non immaginare una sorta di rotazione annuale tra le spese detraibili?») al potenziamento della tracciabilità dei pagamenti, fino alla redazione e pubblicazione di un rapporto annuale sull'evasione, per fornire anche stime sul tax gap.
Certo, la tax compliance è destinata a diventare cruciale nella lotta all'evasione. Marco Di Capua, direttore vicario del'agenzia delle Entrate, ha definito la compliance come la mission del l'amministrazione: «Metà della nostra azione è finalizzata ad assistenza e servizio, l'altra metà al contrasto all'evasione». Ciò che conta, a riprova dei buoni risultati ottenuti – ha aggiunto Di Capua – «è che il gettito spontaneo stia tenendo, nonostante le difficoltà dell'economia».
E gli operatori? Enrico Zanetti (coordinatore ufficio studi del Cndcec) mette in guardia contro gli eccessi: «È sbagliato quantificare nelle manovre il gettito da evasione, perché così si rischia che l'azione dei verificatori sia in parte guidata dalla necessità di raggiungere gli obiettivi».
Per Stefano Zamagni, presidente dell'Agenzia per il Terzo settore, «non è con la severità che si sconfigge l'evasione: c'è una soglia oltre la quale la minaccia di sanzioni non produce effetti. Effetti che invece si possono ottenere premiando i virtuosi».
Un metodo sperimentato al l'estero, come ha segnalato Jonathan L. Pemberton (Ocse). L'amministrazione fiscale australiana ha previsto che «l'azione di chi impone una norma fiscale deve essere guidata dalle attitudini di chi è soggetto alla norma: chi adempie in modo corretto è ricompensato con aiuti in modo che l'adempimento risulti il più semplice possibile».
Dal global al local, perché l'Emilia-Romagna è il laboratorio nazionale del coinvolgimento dei comuni nella lotta all'evasione: Antonino Gentile, direttore della Dre Emilia-Romagna, ha posto l'accento sui risultati già raggiunti (103 milioni di maggiore imponibile accertato grazie alle segnalazioni dei sindaci) e – soprattutto – su quelli futuri perché «facendo rete con tutti i soggetti coinvolti, dall'amministrazione comunale alla Gdf, si potrà fare molto di più». Più cauta Silvia Giannini, docente di Scienza delle finanze e vice sindaco a Bologna, «non certo sull'importanza dell'iniziativa ma sui risultati effettivi in termini di maggiori introiti per il comune».
I territori ha detto Giannini – «possono avere un ruolo importante nell'aumentare l'adesione spontanea dei contribuenti, ma solo se c'è adeguata autonomia fiscale e responsabilizzazione degli amministratori. Nella situazione attuale di crisi, con un drastico calo delle risorse disponibili, è più attento è il giudizio dei cittadini su come sono spese le entrate pubbliche».
Un ambito, come ha ricordato il comandante provinciale della Gdf di Bologna, Giancarlo Pezzuto, che vede le Fiamme gialle in prima linea nel controllo della qualità della spesa pubblica, contro sprechi e abusi.
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