Storia dell'articolo

Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 24 novembre 2011 alle ore 06:41.

My24

L'articolo 166 del Tuir in merito alla tassazione delle imprese che intendono trasferire la loro residenza all'estero, confligge con il diritto della libertà di stabilimento previsto dagli articoli 49 e 54 del Trattato sul gunzionamento della Ue.
In seguito alla denuncia presentata dalla Aidc nel marzo del 2009, la Commissione europea ha, infatti, avviato nei confronti dell'Italia la procedura di infrazione, ex articolo 285 del Trattato sul funzionamento dell'Unione.
L'articolo 166 prevede che il trasferimento all'estero della residenza fiscale dei soggetti che esercitano imprese commerciali, costituisce realizzo, al valore normale, dei componenti del l'azienda o del complesso aziendale, salvo che gli stessi non siano confluiti in una stabile organizzazione situata nel territorio dello Stato. La tassazione immediata dei plusvalori "latenti", quindi non realizzati, senza alcuna eccezione, deroga o sospensione, si presenta come una restrizione discriminatoria in quanto misura idonea a ostacolare, dissuadere o scoraggiare l'esercizio della libertà di stabilimento garantita dal Trattato.
Le eccezioni sollevate dall'Aidc si imperniano, principalmente, sulle condizioni (sproporzionate), per esercitare la libertà da parte di un imprenditore o società per poter trasferire la propria sede di affari in un altro Stato della comunità europea.
In definitiva ciò che confligge e ostacola il trasferimento è il gravoso impegno finanziario immediato richiesto dal fisco italiano, in luogo di una più misurata "sospensione" del prelievo fino al realizzo delle "potenziali" plusvalenze, nonché dell'equa riscossione dell'imposta sull'effettiva base imponibile, atteso che, nel medio periodo, le plusvalenze possono essersi ridotte o annullate.
Peraltro, la Corte di giustizia ha censurato norme di restrizione all'uscita in due precedenti sentenze che riguardavano persone fisiche (C-92, 11 marzo 2004, e C-470/047, 7 settembre 2006), e la Commissione europea, nella comunicazione 825 del 19 dicembre 2006, ha ritenuto che l'interpretazione della libertà di stabilimento fornita dalla Corte di giustizia abbia anche implicazioni dirette sulle norme in materia di tassazione in uscita che gli Stati membri applicano alle imprese e alle società.
A ogni modo, il 20 gennaio 2011 l'Italia ha riconosciuto le obiezioni sollevate dalla Commissione europea, impegnandosi a modificare la norma in vigore al fine di renderla compatibile con i principi comunitari, evitando, così, di essere anch'essa deferita alla Corte di giustizia. Il 25 maggio 2011, sollecitate dalla Commissione Ue, le autorità italiane hanno confermato che i lavori erano in fase avanzata senza tuttavia indicare un calendario. Si è ancora in attesa
Commissione compatibilità comunitaria di leggi e prassi fiscali italiane – Aidc
© RIPRODUZIONE RISERVATA di Alessandro Savorana

Shopping24

Dai nostri archivi