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Questo articolo è stato pubblicato il 14 dicembre 2011 alle ore 07:42.

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A pochi giorni dalla prima scadenza delle comunicazioni dello spesometro (per il 2010 il termine scade il 2 gennaio) gli operatori si interrogano ancora su come identificare con certezza le operazioni «cosiddette collegate», da segnalare solo se nel complesso superano le soglie di rilevanza (25mila euro per il 2010, 3mila o 3.600 per il 2011). Quello che non risulta chiaro è l'identificazione esatta dell'elemento di collegamento che fa scattare l'obbligo di comunicazione. L'amministrazione, nella circolare 24/E/2011, si è occupata dei contratti collegati, ma non è andata oltre l'enunciazione di un concetto, di estrazione giurisprudenziale, che poco aiuta in vista del 2 gennaio.

Il nodo del collegamento
Nella prassi si afferma che il collegamento si ha quando le parti del rapporto perseguono un risultato economico unitario e complesso che è realizzato non tramite un singolo contratto, bensì mediante una pluralità coordinata di contratti. Il «collegamento negoziale» può riguardare sia l'elemento oggettivo che soggettivo, e può trovare origine nella legge o nell'autonomia negoziale delle parti. Nei contratti collegati e a corrispettivi periodici la soglia va riferita ai corrispettivi previsti fra le parti, ancorché i pagamenti effettuati in un periodo risultino sotto il limite.

Conta il corrispettivo pattuito
Nel valutare quindi se una certa prestazione, per esempio il contratto di manutenzione di un macchinario, debba essere oggetto di comunicazione, si dovrà fare riferimento all'ammontare del corrispettivo pattuito contrattualmente e non a quanto effettivamente pagato nel corso di un anno solare. Stabilisce, infatti, la circolare che a fronte del pagamento frazionato in relazione a un unico contratto che prevede corrispettivi periodici o a più contratti tra loro collegati in relazione ai quali in un anno solare sono previsti corrispettivi di importo totale superiore ai limiti, dovrà essere comunicato l'importo complessivo delle operazioni rese e ricevute nell'anno di riferimento, anche se il corrispettivo relativo al singolo contratto è inferiore ai limiti.

Riprendendo l'esempio, se per il contratto di manutenzione è fissato un corrispettivo globale oltre le soglie di rilevanza e nel periodo di riferimento, relativamente a tale rapporto, è emessa una sola fattura sotto soglia (ad esempio di 2.500 euro), l'operazione, nel rispetto dell'unitarietà negoziale, va comunque segnalata, perchè parte di un contratto stipulato per un ammontare totale oltre il limite di legge (25mila euro per il 2010, 3mila euro a regime). Se, invece, nel periodo considerato non si emette alcuna fattura, non si dovrà neppure procedere alla segnalazione.

Il ruolo della fattura
In un documento dell'11 ottobre scorso (reso noto il 24 ottobre), le Entrate, rispondendo a quesiti sullo spesometro, hanno introdotto, come fattore di collegamento delle operazioni ai fini dello spesometro, l'elemento formale dato dalla fattura: è questo documento che va considerato nella verifica del superamento della soglia di rilevanza e non l'ammontare delle singole operazioni ivi certificate. Di conseguenza, in caso di cessioni con emissione di documento di trasporto, il limite di rilevanza va valutato con riferimento all'importo totale della fattura differita a prescindere dall'importo di ogni singola operazione, sebbene, quando non collegate sul piano negoziale oggetto della comunicazione ‐ come stabilito nel Dl 78/2010 ‐ dovrebbero essere le cessioni singolarmente prese.

La nota dell'11 ottobre dice invece chiaramente che occorre dare rilievo all'importo della fattura, ossia al documento che rappresenta l'operazione oggetto di comunicazione. Lo stesso vale per le fatture riepilogative di più operazioni anche fra loro diverse e non collegate: l'obbligo di comunicazione dipende dall'ammontare della fattura, che deve essere segnalata per il totale, specificando la tipologia dell'operazione prevalente (cessione o prestazione).

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TAG: Fisco

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