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Questo articolo è stato pubblicato il 15 giugno 2012 alle ore 09:50.

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MILANO - Da tre anni è il convitato di pietra del sistema fiscale italiano. Il "nuovo" redditometro, a dispetto dei ripetuti annunci dell'amministrazione finanziaria, con ogni probabilità, non vedrà la luce neanche in questa stagione dichiarativa.

L'ultima deadline era stata fissata a fine giugno in vista della scadenza del 730 e dei versamenti di Unico. Ma l'agenzia delle Entrate non dovrebbe fare in tempo a rendere disponibile il software che, nelle intenzioni del legislatore, avrebbe dovuto rappresentare lo strumento principe della compliance, permettendo ai contribuenti di conoscere in anticipo il livello "congruo" di reddito da denunciare in base a una serie di indici predefiniti di capacità contributiva. Ci sono voluti un notevole impegno e risorse non irrilevanti per mettere a punto in questi tre anni un modello di calcolo affidabile, idoneo a far emergere possibilmente solo quelle situazioni in cui il superamento della soglia del 20% fra reddito presunto e dichiarato legittima l'intervento del fisco. Nella prima fase delle simulazioni, la percentuale di soggetti "fuori linea" era abbastanza alta. Ora l'amministrazione finanziaria, dopo un'accurata sperimentazione, dovrebbe aver risolto gran parte dei problemi tecnici legati alla determinazione dei redditi "ricalcolati". I risultati dei test realizzati più di recente con il contributo delle associazioni di categoria e dei professionisti – che qualche settimana fa, peraltro, hanno chiesto di congelare il redditometro per non incidere su una fase già complessa di adempimenti tributari – sono stati affinati. Per quanto la precisione statistica dovrà essere misurata sul campo confrontandosi non con qualche migliaio di fattispecie, bensì con una platea di oltre 40 milioni di contribuenti.

Il nuovo redditometro, aggiornato dal Dl 78 del 31 maggio 2010, mira a essere in ogni caso più puntuale delle sue versione precedenti, non concentrandosi su singole voci di spesa, ma su più tipologie di acquisti, con un meccanismo matematico che dovrebbe permettere di tener conto sia delle realtà territoriali che del nucleo familiare. In effetti, lo strumento è articolato su una griglia di 11 famiglie-tipo differenziate in base a cinque aree geografiche su cui sono poi calibrate circa 100 voci di spesa. A parità di reddito, per esempio, alcuni acquisti, come le auto di lusso, pesano più di altri nella valutazione, perchè ritenuti "tipici" di un tenore di vita particolarmente agiato.
Al di là delle questioni tecniche e di un ingranaggio informatico ancora da rodare l'ulteriore rinvio del redditometro potrebbe perciò dipendere soprattutto da motivi di politica fiscale. Calare questo strumento in una situazione di crisi generalizzata – anche se nulla di ufficiale in proposito è trapelato dal l'agenzia delle Entrate – potrebbe rivelarsi controproducente.
Resta il fatto che per almeno due annualità, 2010 e 2011, il redditometro è mancato all'appello in chiave di compliance, in quanto i contribuenti non hanno avuto a disposizione un software per poter conoscere prima il livello di reddito "presunto" dal Fisco in funzione delle spese sostenute, della numerosità dei familiari e della residenza geografica.
Per di più, potrebbero vedersi usare contro lo stesso redditometro "retroattivamente" nel l'ambito dei controlli. Questo modello di accertamento sintetico, per quanto residuale, si potrà applicare infatti a partire dal periodo d'imposta 2009 e di fatto fino al 2014.

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