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Questo articolo è stato pubblicato il 26 novembre 2012 alle ore 14:37.

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Bonus scontrini appeso a un filoBonus scontrini appeso a un filo

Uno sconto fiscale su ricevute e scontrini per combattere l'evasione? La prima risposta del Governo ai parlamentari che avrebbero voluto introdurlo è stata una «netta contrarietà». Almeno in base al resoconto della seduta di martedì scorso in commissione Finanze al Senato, dove si discuteva la delega fiscale.
L'idea di concedere un bonus fiscale ai cittadini per invogliarli a chiedere sempre la fattura, secondo il sottosegretario al l'Economia, Vieri Ceriani, finora non ha mai funzionato. Né dal punto di vista del contrasto al "nero", né dal punto di vista del bilancio dello Stato. Alla fine è uscita una nuova versione della norma, che delega il Governo a «definire le linee di intervento» per sfruttare il contrasto di interessi in chiave antievasione. Il tutto concentrandosi sulle aree a più alta densità di sommerso e tenendo d'occhio la copertura finanziaria.
Grande cautela, insomma. Anche se diversi parlamentari sembrano davvero convinti dell'efficacia di un bonus fiscale esteso a tutti i contribuenti. Così come molti cittadini, che vedono nel conflitto d'interessi la vera killer application contro il nero.

Conti alla mano, però, la prudenza del Governo non sembra derivare da un eccesso di zelo. Anzi. Facciamo un esempio, e immaginiamo un contribuente che spende 1.000 euro, più Iva al 21%, e ottiene una detrazione del 30%: in pratica, uno sconto di 363 euro che potrà sottrarre dall'Irpef dovuta al fisco.
Messa in questi termini, l'operazione è sicuramente vantaggiosa, e nessuno accetterebbe di pagare senza ricevuta. Ma se il professionista o l'esercente offre l'alternativa «niente fattura e niente Iva»? Ecco che la convenienza si riduce a 153 euro. E la differenza è tutta nei 210 euro di Iva che l'acquirente può risparmiare dimenticandosi di chiedere la ricevuta. Se poi l'evasore mette sul piatto anche una riduzione del prezzo, lo sconto fiscale diventa ancora meno appetibile, a maggior ragione se le procedure e i tempi per ottenerlo dovessero essere "scoraggianti" (obbligo di conservare tutti i documenti per qualche anno in caso di controlli, sconto fiscale differito nel tempo e magari diviso in più rate annuali, e così via).

E non è finita qui. Perché se il rischio è che molto sommerso resti tale, la certezza è che il bonus verrebbe applicato a tutte le spese in chiaro. Con una perdita di gettito sicura per lo Stato e un recupero di evasione affidato a una scommessa. Per intenderci, per "rientrare" del bonus fiscale sui 1.000 euro della spesa-tipo, lo Stato dovrebbe farne uscire almeno 865 dal mare magnum del sommerso.
Si spiegano allora le perplessità del sottosegretario Ceriani e il suggerimento – contenuto nel l'emendamento ha cui il Governo ha dato l'ok – di concentrare gli sforzi sui settori economici nei quali c'è più margine di recupero. L'altra opzione sarebbe quella di una rotazione tra i diversi settori di anno in anno, come suggerito anche dal presidente dell'Istat, Enrico Giovannini.
Al momento, però, l'ipoteca più pesante sulla detraibilità degli scontrini non è legata alla fattibilità tecnica dell'operazione, ma a quella politica. Domani il disegno di legge per la delega è atteso all'esame dell'aula del Senato, ma il testo – modificato rispetto alla prima versione – dovrà comunque tornare alla Camera. E con la fine della legislatura che si avvicina, rischia di finire su un binario morto.

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