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Questo articolo è stato pubblicato il 08 febbraio 2013 alle ore 18:13.

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Tramontata l'ipotesi di introdurre la Tobin Tax all'interno della Ue tramite una direttiva comunitaria, undici Stati, tra cui l'Italia, hanno promosso l'utilizzo dell'istituto della cooperazione rafforzata. L'intento di far contribuire gli enti finanziari alla copertura dei costi della recente crisi, unito a quello della creazione di idonei disincentivi per le transazioni speculative che potrebbero favorire future crisi, vanno sicuramente nella giusta direzione.

La necessità di garantire un efficiente funzionamento del mercato interno coincide, inoltre, con uno dei primari obiettivi della Ue. Le basi teoriche che hanno portato alla definizione di tale proposta dovranno però confrontarsi con i comportamenti degli operatori finanziari e degli Stati membri. Non meno importanti saranno le ricadute su altri settori dell'economia.

L'Italia ha introdotto la Tobin Tax all'interno della legge di stabilità per il 2013 stabilendone l'applicazione a partire dal 1° marzo 2013 per gli scambi di azioni, e dal 1° luglio 2013 per le operazioni aventi a oggetto derivati. Le maggiori entrate tributarie stimate, pari a circa 1 miliardo di euro, potrebbero non essere sufficiente a compensare le minori entrate relative alle imposte sui capital gain che deriveranno dalla contrazione del volume degli scambi. La relazione tecnica al disegno di legge di stabilità 2013 stima una diminuzione del 30% del volume degli scambi azionari e dell'80% degli scambi di derivati.

Dai primi commenti degli operatori del settore sono emerse le criticità legate alla perdita di numerosi posti di lavoro nel settore bancario e finanziario e le problematiche derivanti da un aumento della volatilità dei mercati. È opinione diffusa, poi, che tale imposta non costituisce uno scudo adeguato contro il ripetersi di attacchi speculativi nei confronti del debito sovrano del nostro Paese.

Le operazioni di vendita allo scoperto sui titoli di Stato e la negoziazione di credit default swap sui titoli di Stato, ad esempio, non saranno colpite da tale forma di imposizione.

L'imposta colpisce in maniera indistinta tutte le operazioni a breve termine e non permette di effettuare una distinzione tra operazioni speculative e non speculative. Le operazioni a breve termine forniscono liquidità ai mercati e sono utili ai fini della corretta determinazione dei prezzi dei titoli quotati. La rarefazione della liquidità in circolazione non gioverà pertanto al funzionamento efficiente dei mercati.

L'aumento del costo di raccolta del capitale per le imprese è stato, infatti, già rilevato a seguito dell'introduzione della Tobin Tax in Svezia, nel 1984. La rilevante fuga di capitali dal paese scandinavo verso la City Londinese, portò all'abrogazione dell'imposta nel 1992.

La diretta correlazione tra la riduzione del volume delle contrattazioni e la riduzione della volatilità dei mercati è stata smentita in vari studi scientifici. Gli operatori alla ricerca di guadagni speculativi potrebbero essere quindi paradossalmente favoriti dall'introduzione di tale imposta, oppure più semplicemente spostare la propria attività presso centri finanziari tax-free.

Tutte le considerazioni finora esposte andrebbero riviste qualora l'imposta venisse applicata su base mondiale. Ma se il consenso unanime non è presente nella Ue, come si può pensare di convincere gli altri Paesi a introdurre tale forma di prelievo tributario?

Paul Krugman, analizzando lo studio degli economisti G. Gorton and A. Metrick, che hanno individuato tra le cause dell'attuale crisi finanziaria l'eccesso di prestiti a breve termine tra banche americane, unito alla cattiva gestione dei mutui subprime, afferma che la Tobin Tax avrebbe potuto contribuire a prevenire l'attuale crisi. Lo stesso Krugman afferma però che la Tobin Tax non può risolvere da sola tutti i problemi della finanza mondiale.

Per contrastare il moral hazard di coloro che hanno causato la recente crisi finanziaria, piuttosto che inserire un "granello di sabbia nell'ingranaggio dei mercati finanziari", sarebbe più opportuno effettuarne una manutenzione straordinaria attraverso, ad esempio, un profondo ripensamento della deregulation statunitense, che ha portato alla nascita di un rischio sistemico dal quale nessuno può considerarsi esente.
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