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Questo articolo è stato pubblicato il 30 marzo 2014 alle ore 08:13.
L'ultima modifica è del 19 giugno 2014 alle ore 14:18.

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Milano tira la volata agli aumenti sulla Tasi. Ma non è solo il capoluogo lombardo ad aver deliberato sulla nuova tassa sui servizi indivisibili. Sul Sole 24 Ore in edicola lunedì 31 marzo la mappa dei rincari rispetto alla vecchia Imu sull'abitazione principali. Con l'impatto anche sulle altre tipologie di immobili (seconde case, capannoni, negozi).

di Gianni Trovati

Un altro aumento per seconde case, negozi e imprese, e in cambio sconti selettivi sull'abitazione principale. La delibera della Giunta di Milano sull'imposta unica comunale 2014, che ora passa al dibattito in consiglio comunale, offre una rassegna efficace di tutti i problemi, prevedibili, delle regole sul fisco del mattone 2014.

Per gli immobili che non sono abitazioni principali, la Iuc che affianca l'Imu e il tributo sui servizi indivisibili (oltre a quello sui rifiuti, che viaggia su un binario proprio) sarà ancora più pesante dell'Imu, che a Milano come nella maggior parte delle grandi città aveva già raggiunto il tetto del 10,6 per mille. La Iuc 2014 proposta dalla Giunta Pisapia prevede infatti un'aliquota dell'11,4 per mille, che fa crescere il conto di un altro 7,5% rispetto allo scorso anno. Basta un esempio a rendere l'idea. Un negozio in zona residenziale (260mila euro di valore catastale) sarà chiamato a pagare 2.964 euro di Iuc, contro i 2.756 dell'Imu 2013 mentre nel 2011, ultimo anno dell'Ici, pagava 804 euro: un'altra epoca. Analoga l'evoluzione del carico fiscale per le seconde case e per le imprese.

Questo nuovo picco serve a finanziare gli sconti per le abitazioni principali, secondo il meccanismo previsto dal decreto «salva-Roma» ter che sta per approdare all'Aula della Camera. Questa regola, frutto dell'accordo raggiunto a suo tempo fra i sindaci e il Governo Letta, consente infatti ai Comuni di introdurre un'aliquota aggiuntiva dello 0,8 per mille a patto di prevedere sulle prime case detrazioni che determinino per la Tasi «effetti equivalenti» a quelli dell'Imu. Sarebbe questa la clausola «anti-rincari», e Palazzo Marino ne offre un'interpretazione flessibile. Nella proposta, infatti, le detrazioni sono selettive, nel senso che sono fisse per le case di valore più basso (rendite fino a 350 euro), sono riservate ai redditi fino a 21mila euro e decrescenti nella fascia 350-700 euro di rendita catastale e scompaiono per le case di valore fiscale maggiore. Il risultato metterà al riparo dalla Tasi gli immobili che non hanno mai pagato l'Imu grazie alle vecchie detrazioni fisse, ma distribuirà aumenti nelle case di valore medio quando il reddito dichiarato supera i 21mila euro: per esempio, con una rendita (abbastanza modesta) di 400 euro, si pagavano 69 euro di Imu nel 2012, 54 euro di mini-Imu nel 2013 (perché gli altri 149 erano "coperti" dallo Stato) e si verseranno 134 euro di Tasi quest'anno. Non solo: la «super-Tasi» sugli altri immobili produce 75 milioni, ma solo 40 serviranno alle detrazioni e gli altri rimarranno a bilancio come cuscinetto: a tutta l'architettura 2014 della finanza locale mancano ancora infatti i criteri di distribuzione del fondo da 625 milioni messo in campo dal «salva-Roma», da cui Milano si aspetta molto.

Curiosamente, per ora la «super-Tasi» scritta nel salva-Roma non si affaccia nella Capitale. La proposta di bilancio preparata dall'assessore Daniela Morgante prevede il 2 per mille sull'abitazione principale e nessun aumento sugli altri immobili, che pagano l'Imu al 10,6 per mille. In questo modo, e con un taglio da 85 milioni sulle parti non fisse del bilancio, i conti di Roma raggiungono il pareggio tecnico, ma ora tocca alla politica: per finanziare le detrazioni sulle prime case bisognerà trovare i soldi, e a quel punto la «super-Tasi» potrebbe arrivare anche a Roma.

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