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Questo articolo è stato pubblicato il 04 agosto 2014 alle ore 06:37.
L'ultima modifica è del 04 agosto 2014 alle ore 06:41.

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Rosanna Acierno
Modello organizzativo calibrato sul tipo d'impresa e obbligo di rispettarlo. Sono le due principali indicazioni arrivate dalle più recenti pronunce di Cassazione per rendere la prevenzione relativa alla «231» idonea a escludere la responsabilità amministrativa dell'ente. In pratica, il modello non può essere soltanto formale ma a misura della dimensione e del tipo di attività svolta e l'azienda deve garantire che le prescrizioni siano effettivamente rispettate.
La redazione
La sentenza 4677/2014 della Cassazione ha precisato che il giudizio di idoneità del modello organizzativo «231» non deve basarsi sulla valutazione di atteggiamenti tenuti dall'ente che possano in qualche modo far presupporre la volontà di un ente, ma piuttosto sulla valutazione del modello concretamente attuato dall'azienda, in un'ottica di adeguatezza dello stesso rispetto agli scopi che si prefigge di raggiungere.
L'ente può escludere la propria responsabilità attraverso l'adozione di un adeguato modello organizzativo e gestionale idoneo a prevenire la commissione dei reati (il modello «231») e la contestuale nomina di un organismo che vigili sul suo funzionamento.
Pertanto, per essere ritenuto idoneo dai giudici, il modello «231» deve essere redatto «su misura» in relazione alla natura, alla dimensione dell'organizzazione aziendale e al tipo di attività svolta.
Il modello organizzativo (Mog) è il sistema interno all'azienda che mira a evitare o contrastare la commissione dei reati, sanzionati dal decreto legislativo 231/2001, da parte degli amministratori o dei dipendenti. Si articola in diverse componenti, tra cui: forme di organizzazione, linee guida, principi, procure, deleghe, processi, procedure, istruzioni, software, standard, programmi di formazione, clausole, organi, piani, report, check-list, metodi, sanzioni, internal auditing.
Il Mog deve:
- essere approvato con delibera del Cda dell'ente che lo adotta;
- prevedere norme operative ed organizzative in grado di prevenire la commissione di reati da parte di amministratori, direttori generali, dipendenti e di tutti coloro che operano in nome e per conto dell'ente.
In altre parole, deve essere, da un lato, astrattamente in grado di prevenire la commissione di reati e, dall'altro, correttamente ed efficacemente applicato dall'ente, ma anche verificato e aggiornato periodicamente.
Prima di redigere il modello «231» è necessario che il professionista incaricato effettui un'«analisi di rischio», individuando le aree o i settori di attività nel cui ambito possono verificarsi gli illeciti. La stesura del modello non può prescindere, tra l'altro, da:
- un'approfondita analisi aziendale;
- una valutazione del Sistema di controllo interno (Sci);
- un'identificazione dei processi aziendali;
- una mappatura dei fattori e delle aree a rischio.
Il controllo
Contestualmente all'adozione del modello organizzativo, l'organo amministrativo dell'ente deve nominare un organo che vigili sul funzionamento e l'osservanza del modello stesso e ne curi l'aggiornamento (l'organismo di vigilanza).
Nelle situazioni di omesso o insufficiente esercizio delle funzioni di controllo e di vigilanza, a ciascun componente potrà essere imputata una responsabilità civile di natura contrattuale, in virtù dell'incarico conferito.
I giudici di legittimità si sono occupati anche della possibile configurazione della responsabilità amministrativa nonostante l'adozione del modello.
Nel corso del 2013 la Cassazione ha sottolineato, tra l'altro, che l'assoluzione di una figura di vertice dell'azienda in merito a un reato da cui scaturisce la responsabilità della società ex Dlgs 231/2001 non comporta, automaticamente, anche l'assoluzione dell'ente in quanto si tratta di posizioni da valutare autonomamente. Inoltre l'intervenuta prescrizione del reato non comporta anche la prescrizione della sanzione all'ente ma soltanto l'impossibilità di contestarla per il pubblico ministero, con la conseguenza che se tale contestazione è già avvenuta si seguono le ordinarie regole sulla prescrizione del Codice civile (sentenza 20060/2013).
Infine, incorre in responsabilità amministrativa da «231» la società che, per concludere una transazione che limiti la restituzione delle imposte evase al Fisco, arriva a corrompere i funzionari dell'amministrazione finanziaria (sentenza 9079/2013).
© RIPRODUZIONE RISERVATA SUL QUOTIDIANO DEL FISCO Le sentenze della Cassazione www.quotidianofisco.ilsole24ore.com

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