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Questo articolo è stato pubblicato il 11 ottobre 2014 alle ore 08:15.

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Se un fabbricato iscritto in catasto è dotato di un'unica rendita, ma non viene utilizzato neppure parzialmente dal possessore e i singoli spazi sono concessi in locazione o in uso a più soggetti, la quota Tasi a carico dei detentori deve essere determinata in ragione dei metri quadrati utilizzati. La rendita catastale deve essere imputata proporzionalmente ai metri quadrati concessi in uso ed eventuali "spazi comuni" devono essere suddivisi in base al numero dei soggetti occupanti. In pratica il criterio utilizzabile è quello previsto per gli enti non commerciali che esercitano nello stesso fabbricato sia un'attività di tipo istituzionale, ma anche attività di tipo commerciale.
Nella pratica possono verificarsi diverse situazioni di concessione in uso o godimento dell'immobile a soggetti terzi (locatari, comodatari). Il calcolo della Tasi si complica notevolmente quando i soggetti coinvolti sono più di uno. In alcuni casi la legge non prevede alcun criterio specifico per la suddivisione del tributo tra possessori e occupanti.
È stato già affrontato il problema dell'immobile utilizzato sia dal possessore, ma anche da altri soggetti («Il Sole 24 Ore» del 3 ottobre 2014). Ad esempio una società proprietaria di un immobile con un'unica rendita catastale potrebbe riservarsi l'uso di alcune sale concedendo gli "spazi residui" in uso (o in locazione) ad altre società. In questa ipotesi la Tasi dovuta dal possessore (la società proprietaria) "assorbe" il tributo eventualmente dovuto dagli altri soggetti. Le altre società che utilizzano gli spazi comuni non si considerano detentori/occupanti ai fini della nuova Tasi e non devono versare nulla.
La stessa soluzione non può valere nell'ipotesi in cui il soggetto proprietario (o titolare di altro diritto reale) non utilizzi, neppure in parte, il fabbricato. Ad esempio una società potrebbe concedere in uso o in locazione tutti gli spazi del fabbricato dotato di un'unica rendita a diverse società. In questo caso il problema non riguarda il calcolo della quota a carico della società/proprietaria, ma la suddivisione della quota del tributo, variabile tra il 10 e il 30 per cento, tra i diversi soggetti che occupano l'immobile. L'unico criterio applicabile è l'effettuazione di un riparto proporzionale della rendita catastale e quindi anche del calcolo in ragione dei metri quadrati effettivamente utilizzati dai diversi soggetti.
Ad esempio ipotizzando che l'ammontare complessivo del tributo sia di 4mila euro, la quota a carico degli occupanti sia pari al 20% e la rendita catastale di 2.400 euro, il calcolo dovrà tenere conto di quanto segue. La quota a carico del proprietario ammonta (si ipotizzi) a 3.200 euro, pari all'80% del tributo complessivamente dovuto. Il problema sarà costituito dal riparto dei residui 800 euro. In tale ipotesi se l'immobile è occupato da sue società che utilizzano, rispettivamente, la prima una superficie complessiva pari al 30% e la seconda del 70%, le medesime percentuali dovranno essere applicate per effettuare l'operazione di riparto. La prima società dovrà versare quale occupante l'importo di 240 euro (il 30% di 800); la seconda società dovrà versare 560 euro (il 70% di 800).
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L'identikit
01|LA SCADENZA
Scade il 16 ottobre il termine per il pagamento dell'acconto Tasi per il 2014, relativamente ai Comuni che hanno inviato le delibere al dipartimento delle Finanze entro il 10 settembre e che non sono riusciti a farlo entro il 23 maggio
02|IL TRIBUTO
La Tasi rappresenta la componente Iuc relativa ai servizi indivisibili: la sua finalità istitutiva è quella di assicurare la copertura dei costi dei servizi erogati dalle amministrazioni comunali a tutti i cittadini. Presupposto del tributo è il possesso o la detenzione, a qualsiasi titolo, di fabbricati, compresa l'abitazione principale e le sue pertinenze, di aree scoperte, nonché di quelle edificabili, a qualsiasi uso adibiti. Il calcolo del tributo si articola sostanzialmente in cinque mosse: rendita, rivalutazione e moltiplicatori sono stabiliti dalla legge nazionale, mentre l'aliquota e l'eventuale detrazione dipendono dalle delibere comunali
03|GLI AFFITTI
Il nuovo Tributo sui servizi comunali indivisibili è a carico sia del possessore sia dell'utilizzatore dell'immobile (inquilino, comodatario, eccetera), diversamente dall'Imu che colpisce solo il possessore. In ogni caso il peso fiscale grava maggiormente sul proprietario: la ripartizione dell'importo viene decisa dai Comuni nella misura compresa tra il 10 e il 30% per l'occupante e tra il 70 e il 90% per il titolare del diritto reale sull'immobile
04|L'AFFITTUARIO
Per chi occupa l'immobile non è prevista la possibilità di scendere al di sotto del 10%, perché le possibilità di manovra dell'ente locale si esauriscono nella scelta di una percentuale tra il 10 e il 30 per cento. Inoltre la misura percentuale prevista dall'ente per l'inquilino deve essere la medesima per tutti gli immobili e non può essere quindi differenziata in ragione della diversa tipologia o destinazione di immobile

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