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Figli, un protocollo spese per «fissare» gli assegni

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Tribunale di Roma

Figli, un protocollo spese per «fissare» gli assegni

Un protocollo tra gli avvocati della Capitale e il Tribunale di Roma per individuarele voci di spesa che devono essere considerate comprese nell'importo mensilmente versato con l'assegno perequativo e quelle da intendersi come straordinarie. Il tutto messo nero su bianco nella sentenza della Prima sezione civile (relatore Monica Velletti) sulla causa 9500/2014 RG.

Vitto, abbligliamento, contributo per le spese di abitazione, spese per le tasse e il materiale scolastico di cancelleria, mensa, spese per il trasporto urbano, ricarica cellulare, uscite didattiche, organizzate dalla scuola della durata di un giorno. Con quanto concordato con il Foro, si va verso una prima formale regolamentazione del “Diritto delle spese” facendo salvo, sempre, il diritto del minore ad interagire con entrambi i genitori dopo che questi hanno messo la parola fine alla storia della loro convivenza.

Ai capitoli di spesa “ordinari” è stata aggiunta l'indicazione delle spese “extra-ordinarie” rispetto all'assegno perequativo, per “dividere” le quali è sempre necessario il “consenso” tra i due genitori.
Alla ricerca di un'intesa si può discutere e confrontarsi sugli esborsi che riguardano le iscrizioni e le rette di scuole private e gli alloggi fuori sede, ci sono poi le ripetizioni, i viaggi di istruzione organizzati dalla scuola, le attività parascolastiche pre e dopo scuola. Se l'esigenza è nata dopo la fine della convivenza, corsi di istruzione extra-scolastici, spese per l'acquisto e la manutenzione del motorino, della minicar o della vettura, centri estivi e vacanze in autonomia dai rispettivi genitori.

Per tali voci di spesa, al fine di formalizzare la volontà del genitore al quale si chiede la collaborazione economica, il protocollo romano prevede la formalizzazione di una richiesta scritta, con l'indicazione della voce di spesa e del termine, di dieci giorni, entro il quale rispondere.
Il genitore, chiamato alla condivisione, non potrà limitarsi a un secco “no” ma dovrà rispondere manifestando un «motivato dissenso» se non intende sobbarcarsi la sua parte, in caso di silenzio vale la regola dell'assenso: spirato il termine indicato, la spesa sarà affrontata come «decisa in modo consensuale» con il conseguente diritto a recuperare la percentuale di spesa di cui è onerato l'altro genitore.

Nella decisione anche l'elenco delle spese «straordinarie obbligatorie» per le quali non è necessario il via libera per ottenere la ripartizione.
È il caso dei libri scolastici, spese sanitarie urgenti per farmaci prescritti diversi da quelli compresi nel servizio sanitario, interventi chirurgici indifferibili, spese ortodontiche ed oculistiche, spese di bollo, di assicurazione e per il mezzo di trasporto.

Spese ma non solo. La pronuncia specifica anche le modalità di visita e frequentazione, finalizzate alla costruzione del “rapporto” padre figlio, necessarie ed opportune, co nsiderata l'età giovanissima del figlio (18 mesi all'epoca della decisione).
Nel caso esaminato come prima mossa, subito dopo la prima parte della Presidenziale, il Tribunale ha disposto una Consulenza tecnica d'ufficio psicologica per verificare le competenze genitoriali, anche e proprio alla luce della pregressa tendenza a svalutare reciprocamente i ruoli. Il risultato raggiunto è stato un accordo per facilitare gli incontri. Il tutto in considerazione anche della condizione logistica del padre che, al termine della relazione, aveva spostato la propria residenza in altra regione . L'uomo, non avendo una casa nella città in cui viveva il figlio, avrebbe rischiato di non poterlo vedere con continuità. L'intesa consentiva la frequenza di due giorni continuativi per due volte al mese, i canonici week end. Ferma restando la possibilità, alla luce dei risultati delle future consulenze psicologiche di intensificare gli incontri.

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