Norme & Tributi

Smart working, ecco la proposta per estenderlo ai lavoratori autonomi

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LA GIORNATA DEL LAVORO AGILE

Smart working, ecco la proposta per estenderlo ai lavoratori autonomi

Per le prestazioni svolte in parte da “remoto”, con l'ausilio di smartphone o computer, il lavoratore ha diritto di ricevere un trattamento economico e normativo non inferiore a quello dei suoi colleghi che svolgono la stessa mansione all'interno dell'azienda, e potrà beneficiare della detassazione del premio di produttività.

Il lavoro agile è disciplinato nella seconda parte del Ddl collegato lavoro che, superato il parere della commissione Bilancio del Senato, dalla prossima settimana sarà esaminato in commissione lavoro. Il lavoro agile è inteso come una modalità flessibile di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato che ha lo scopo di incrementare la produttività, agevolando la conciliazione tra i tempi di vita e di lavoro, nel privato e nella pubblica amministrazione. L'adesione avviene su base volontaria, attraverso un accordo da stipulare per iscritto (a pena di nullità) che individui i tempi di riposo, con i limiti di durata massima dell'orario di lavoro giornaliero e settimanale stabiliti dalla legge e dalla contrattazione collettiva. Il lavoratore ha diritto alla tutela contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali connessi alla prestazione lavorativa resa all'esterno dell'azienda ed è tenuto a custodire con diligenza gli strumenti tecnologici affidati dall'azienda, essendo responsabile della riservatezza dei dati cui può accedere.

Tra mercoledì e giovedì mattina è prevista la relazione del presidente della commissione, Maurizio Sacconi (Ap) che presenterà un Ddl abbinato: «Bisogna ampliare il raggio d'azione anche a collaborazioni e lavoro autonomo - spiega-. Il lavoro diventa agile non solo perchè si smaterializza la postazione lavorativa, ma perchè con la tecnologia il lavoro si realizza per cicli, sul risultato, con un'organizzazione non più verticale ma orizzontale che rende gli inquadramenti tradizionali obsoleti. Bisogna consentire alle parti attraverso gli accordi individuali, certificati o inseriti in accordi collettivi o in determinati contesti produttivi, di adattare al meglio le regole».

Promuove l'impostazione del Ddl il responsabile scientifico dell'Osservatorio di smart working del Politecnico di Milano, Mariano Corso: «Il Ddl è un ottimo punto di partenza - sostiene - non va stravolto perchè disciplina il lavoro agile differenziandolo dal telelavoro svolto da casa, con un'impostazione nuova. È un efficace strumento di recupero di produttività ed è utilizzabile anche dai dipendenti delle amministrazioni pubbliche; si estende alla Pa una logica di valutazione basata sui risultati. Si superano quegli ostacoli che hanno frenato il ricorso da parte delle imprese, legati al tema della sicurezza del lavoro e dei dati». Corso sottolinea due criticità del testo: «Il riferimento agli incentivi di produttività è più sfumato rispetto alla versione originaria che prevedeva una sorta di automatismo - aggiunge -. Inoltre il vincolo del limite orario giornaliero e settimanale è in contrasto con le caratteristiche del lavoro agile, ovvero con la prestazione sul risultato e svolta in autonomia».

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