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Fatturazione elettronica con più incentivi

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Fatturazione elettronica con più incentivi

«Gli incentivi per spingere le imprese alla fatturazione elettronica sono adeguati a questa fase di start up, ma è possibile ragionare su una loro progressiva intensificazione». Ma per il viceministro all’Economia Enrico Zanetti, dunque, al momento non c’è spazio «per logiche di obbligatorietà».

E su questi temi tra il viceministro e la direttrice dell’agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, sembra esserci piena sintonia. La numero uno delle Entrate intervenendo al dibattito organizzato da Assosoftware sulla fatturazione elettronica e la conservazione digitale, nel ricordare che ormai sono almeno 700mila i fornitori della Pa che hanno adottato la fatturazione elettronica, ha sottolineato che il legislatore delegato nell’attuare la disciplina della e-fattura «ha scelto la strada dell’incentivazione, l’obbligatorietà diffusa per tutti sarebbe stata devastante per piccole e piccolissime imprese. Nel rapporto con questi soggetti lo Stato deve essere sussidiario per accompagnarli alla crescita». Se poi, ha sottolineato la Orlandi, «sia possibile passare fasi diverse, per esempio decidendo di imporre ai grandi soggetti la fatturazione elettronica – cosa che è già più ragionevole – resta una scelta di politica economica». Dal canto loro, le imprese, e in particolare i rappresentanti di quelle che nei “gestionali” coltivano il loro business, hanno ribadito la contrarietà a una soluzione gratuita pubblica della gestione della fatturazione elettronica e dell’archiviazione digitale dei dati. Per il presidente di Assosoftware Bonfiglio Mariotti «è essenziale che non si vada oltre un sistema minimale di sostegno alle micro-imprese e sarà necessario lasciar competere il mercato. No secco, dunque, alla concorrenza dello Stato».

Per migliorare il progetto del Governo Assosoftware ha rilanciato la proposta di arrivare subito all’obbligo di trasmissione di tutti i dati di rilevanza fiscale sganciato dalla fatturazione elettronica che al contrario le regole europee proibiscono come obbligatoria. In questo modo sarebbe possibile estendere a oltre 6 milioni di partite Iva benefici immediati con un taglio netto degli adempimenti come spesometro, elenchi intrastat, comunicazioni black list, lettere di intenti. Non solo. Per l’associazione il Governo dovrà valutare l’ipotesi di introdurre un credito d’imposta commisurato alla spesa in digitalizzazione effettuata dalle imprese, limitandolo magari a una fase di avviamento. Con questa leva fiscale sarà possibile stimolare l’attivazione di nuovi strumenti «scalabili e più completi, rispetto a quelli gratuiti offerti, che si integrino con altri processi di gestione per la completa digitalizzazione delle imprese e degli studi professionali». Con la comunicazione di tutti i dati l’Agenzia potrebbe intensificare la lotta all’evasione andando a colpo sicuro, fino a poter pensare di eliminare, come hanno ribadito ieri i dottori commercialisti con il Consigliere Cndcec, Roberto Cunsolo, gli studi di settore, gli accertamenti analitico-induttivi e, almeno per alcune categorie, il meccanismo del reverse charge. Per Zanetti, comunque, il compito dello Stato resta quello di fornire «degli strumenti di base, affinché chiunque possa applicare le norme senza rivolgersi a un fornitore, ma al tempo stesso non dare nulla di più di quelli, perché ciò che è strumento aggiuntivo è giusto che sia sviluppato dai privati». Nel breve periodo, ha ribadito la Orlandi, si potranno valutare spazi di intervento anche nell’ambito di un decreto correttivo che potrebbe essere predisposto prima dell’estate in linea con la delega fiscale.

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