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Condoni edilizi, arretrato record

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Condoni edilizi, arretrato record

  • –Saverio Fossati

Diciott’anni, 15 milioni di scartafacci (molti inevasi da 30 anni) e 21 miliardi incassati a vario titolo da Stato ed enti locali. Un bilancio abbastanza clamoroso quello che il Centro Studi Sogeea ha anticipato al Sole 24 Ore e che viene presentato oggi, al convegno organizzato aprile presso la biblioteca del Senato (ore 10.30, sala Capitolare presso il Chiostro del Convento di S. Maria sopra Minerva, Piazza della Minerva, 38).

Si tratta di un dossier in cui per la prima volta sono contenuti tutti i numeri sull'argomento: domande di condono edilizio presentate, istanze istruite e da evadere, introiti ancora da incassare. Il documento è stato redatto al termine di un lavoro durato un anno, reperendo i dati di tutti i capoluoghi di provincia, di tutti i Comuni con una popolazione superiore ai 20mila abitanti e di un campione ponderato e rappresentativo del 10% di quelli con popolazione inferiore.

La prima esperienza censita è quella del condono del 1985 (governo Craxi), che prende le mosse dalla legge 47/85. Meno di un decennio dopo, la legge 724/94, varata dal primo governo Berlusconi riaprì i termini del condono edilizio, permettendo di sanare gli abusi, anche se con alcune significative limitazioni volumetriche, commessi fino al 31 dicembre 1993.

Ma non era finita: nel biennio successivo si contano oltre una dozzina di decreti contenenti semplici riferimenti, richiami o norme al condono edilizio: nessuno, come ricorda il rapporto Sogeea, viene convertito in legge e, di conseguenza, decadono tutti. Deve intervenire la Consulta per far cessare queste mini proroghe (trascinandole quindi tutte nel nulla) con la sentenza 360/96.

Altri nove anni ed ecco un nuovo governo Berlusconi con il terzo ed ultimo condono edilizio in Italia: con la conversione in legge del Dl 269/2003 si sanano gli abusi commessi entro il 31 marzo 2004.

I risultati, puntualmente segnalati dal Cresme e da Legambiente, sono noti: la fungaia abusiva cresce a dismisura, incoraggiata, più che dal ripetersi periodico dei condoni (che sembra essersi interrotto) dall’assoluta mancanza di controlli in molte plaghe d’Italia. Solo la crisi potrebbe aver ridotto le velleità costruttive di chi vuole allargarsi o costruirsi la villetta in bella posizione. ù

In ogni caso (e questo fu il principale motore politico dei condoni del 1994 e del 2003) i condoni sono serviti all’erario statale e a quelli degli enti locali, come dimostrano le elaborazioni di Sogeea nella tabella qui a fianco: un business da 21 miliardi in diciott’anni, quasi tutto a spese del paesaggio. Gli abusi minori, quelli interni o che cambiavano di poco la sagoma di edifici già esistenti, erano, infatti, quelli meno redditizi.

Quanto ai ritardi nell’elaborazione delle domande, se è vero che a Roma (per tutti i tre condoni) sono state presentate quasi 600mila domande e Milano 138mila, di fatto l’andamento delle pratiche arretrate è diversificato: 213mila a Roma e 25mila a Milano. Fiumicino, con 20mila arretrati, è l'unico Comune non capoluogo a entrare nelle prime dieci posizioni. Mentre Ferrara ha esaurito tutte le 30mila pratiche presentate dai suoi cittadini. Il grosso dell’arretrato, però, come era già emerso dai dati parziali elaborati in passato anche dal Sole 24 Ore, è sempre la madre di tutti i condoni, quello del 1985, che raccoglie il 70% del totale con 3,5 milioni di pratiche inevase su 5,3 milioni.

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