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Calderone: «Più sinergie sulle politiche attive»

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Calderone: «Più sinergie sulle politiche attive»

“La fatica nelle mani. Lavoro, famiglia e futuro”: ha questo titolo il Festival del lavoro 2016 in programma a Roma da domani a sabato 2 luglio. Temi sociali caldissimi in questo periodo entrano dunque al centro del dibattito dei consulenti del lavoro. «Un’occasione - spiega la presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro, Marina Calderone - per ricordare che il nostro è un Paese in cui deve essere ancora disegnato il futuro, facendo cambiare mentalità a una popolazione che ha vissuto sulla cultura del posto fisso».

Presidente Calderone, la garanzia dell’accesso al lavoro passa attraverso un rilancio della competitività aziendale, legata a sua volta a un abbattimento del cuneo fiscale. Il Governo sta ipotizzando un taglio delle aliquote contributive: ritiene sia la strada giusta?

Premesso che si dovrebbe intervenire anche sul fronte fiscale, penso si possa anche percorrere la strada di una riduzione costante dei contributi, ma trovando una soluzione di compromesso. Se si riducono le aliquote, o interviene lo Stato in copertura oppure è inevitabile un taglio del rendimento pensionistico, con la conseguente necessità di valutare delle misure compensative. Penso a un potenziamento del secondo pilastro incentivando il trasferimento del Tfr a una previdenza complementare meno tassata.

L’argomento welfare è sempre più al centro della discussione anche nella casse private, fra cui quella dei consulenti del lavoro. Che sviluppi si prefigura?

Soprattutto per i professionisti andrebbe creato un sistema di welfare integrato che guardi all’espansione dell’attività lavorativa piuttosto che alla tutela della maternità fino a coprire i problemi di salute. In questo contesto alle casse private va data la possibilità di intervenire anche sul secondo pilastro per metterle in grado di fornire altre prestazioni sociali.

Per ridurre le diseguaglianze sociali centrali sono anche gli investimenti sulle politiche attive. Come valuta la riforma portata avanti nell’ambito del Jobs act?

Quello delle politiche attive è il tema dei temi, al centro di tutte le problematiche del mondo del lavoro. Premesso che la riforma va valutata positivamente, è urgente riqualificare la rete degli operatori e ricreare una sana competizione fra pubblico e privato, quest’ultimo strumento indispensabile per ottimizzare le scarse risorse della Pa. Su queste basi, le politiche attive potranno segnare un momento di cambiamento quando sui territori riusciremo a realizzare una sinergia.

A quale divisione dei ruoli sta pensando?

Penso che gli ex uffici di collocamento, riqualificati, debbano rappresentare il primo punto di contatto con le emergenze sociali delle persone, e che in un secondo momento debba poi intervenire la rete degli operatori per favorire incrocio tra domanda e offerta di lavoro operando sul fronte della formazione.

Durante il festival si discuterà anche di lavoro autonomo, Nello statuto approvato dal Consiglio dei ministri la sensazione è che si pensi più alle partite Iva che ai professionisti. È così?

Certamente è difficile far coesistere all’interno di un progetto di legge realtà per le quali è difficile trovare un denominatore comune. Avevo chiesto a suo tempo che si ponesse maggiore attenzione a quelle che ritengo essere le necessarie misure di sostegno alle professioni ordinistiche e mi sembra di capire che ci sia stata una grande attenzione nei passaggi parlamentari per le nostre sollecitazioni, che ritroviamo in numerosi emendamenti. Ci auguriamo che il governo ne tenga conto.

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