Norme & Tributi

La sfida della categoria per un Fisco più equilibrato

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L'Analisi|Fisco & Contabilità

La sfida della categoria per un Fisco più equilibrato

C’è una frase che è riecheggiata più volte ieri a Roma nella giornata dell’«orgoglio commercialista», come l’hanno definita scherzosamente alcuni partecipanti in piazza: «I nostri studi sono un presidio di legalità. La categoria è importante perché garantisce che vengano pagate le tasse in Italia». Un’immagine della professione che dal ruolo di consulente o semplice intermediario si avvicina a qualcosa di più simile quasi al sostituto d’imposta.

Questo potrebbe sembrare un paradosso in quanto riferita per lo più a contribuenti assistiti che “praticano” l’autotassazione. In realtà questa sorta di spostamento si evince sempre più dagli oneri amministrativi a cui sono stati chiamati i commercialisti soprattutto nel corso degli ultimi anni. Oneri giustificati dalla sacrosanta battaglia contro l’evasione fiscale. Il tax gap (ossia il divario tra le imposte effettivamente versate e quelle dovute) stimato dall’ultimo rapporto del ministero dell'Economia sull’evasione fiscale e contributiva è di 94,3 miliardi per il 2014, considerando non solo le imposte sui redditi ma anche Iva, Irap e Imu.

Il problema ribadito con forza ieri in piazza dai commercialisti è che tutti i nuovi adempimenti antievasione sono stati interamente scaricati sulla categoria. Il tutto in un contesto economico in cui il rapporto tra professionista e assistito rende difficile se non impossibile chiedere un’ulteriore remunerazione per le ulteriori comunicazioni inviate perché con la crisi economica e di liquidità non si può chiedere di più a un cliente già alle corde.

Non si può evitare di tenerne conto. Il malcontento (ormai sempre più vicino alla rabbia) per gli otto nuovi adempimenti a regime sulle comunicazioni Iva (dati fatture e liquidazioni d’imposta) rischia di determinare un contraccolpo per le stesse misure da cui è atteso un rilevante incremento di gettito (oltre 2 miliardi nel 2017 e oltre 4 nel 2018). E allora? Bisogna sfruttare l’annuncio dello sciopero (anche se i diretti interessati preferiscono parlare di astensione) per trovare un punto di accordo e di collaborazione reale e reciproca. Nella categoria c’è una sensazione diffusa di essere trattati alla stregua di “sudditi” ed è una percezione inaccettabile in uno Stato di diritto - seppur, incerto - come quello italiano. Una sfida per il nuovo Governo, per il Parlamento e per l’amministrazione finanziaria tutta è quella di trovare formule efficienti di richieste dati senza vessare. Certo, se si pensa alla comunicazione dei beni ai soci non ci sarebbe da essere molto ottimisti. Ma dagli errori si può e si deve imparare per non ripeterli più in futuro.

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