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Jobs act degli autonomi alla Camera

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Jobs act degli autonomi alla Camera

Riparte in commissione Lavoro della Camera il Ddl su lavoro autonomo e agile: il provvedimento, licenziato a novembre dal Senato, ma qualche giorno dopo subito stoppato a causa della crisi del governo Renzi, è stato incardinato ieri a Montecitorio; e dal 10 gennaio inizieranno le audizioni (tra i primi a essere ascoltati, le parti sociali).

Il Ddl, presentato a febbraio 2016, poi collegato alla manovra, in 22 articoli estende una serie di tutele, dai pagamenti alla maternità passando per la formazione, a oltre due milioni di lavoratori autonomi; e disciplina, per la prima volta in Italia, lo smart working, vale a dire una modalità di esecuzione del rapporto di impiego subordinato che si caratterizza per il possibile utilizzo delle tecnologie digitali nell’ambito di forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con lo scopo di promuovere l’incremento della produttività e agevolare la conciliazione vita-lavoro.

«Inizieremo presto l’interlocuzione con il ministro Poletti - ha detto il presidente della commissione Lavoro della Camera, e relatore, Cesare Damiano -. Faremo le nostre correzioni. L’ipotesi è quella di portare il testo in Aula a partire da febbraio. C’è ampia condivisione sulla necessità di approvare definitivamente il Jobs act degli autonomi: è un atto dovuto per questi lavoratori».

«L’esigenza di tutelare al meglio partite Iva e professionisti è sacrosanta - replica Maurizio Del Conte, neo presidente di Anpal, ed estensore del Ddl -. Se ci sono miglioramenti da apportare, discutiamone. Ma le norme non vanno stravolte».

Del resto, le novità contenute nel provvedimento sono significative: i professionisti, per esempio, potranno dedurre integralmente, entro un tetto annuo di 10mila euro, le spese per master, corsi di formazione e convegni (oggi ci si limita a una deduzione del 50% del loro ammontare). Si potranno “scaricare” fiscalmente anche gli oneri sostenuti per la garanzia contro il mancato pagamento delle prestazioni; e in ogni caso diventano abusive tutte quelle clausole che concordano termini “per saldare” superiori a 60 giorni dalla consegna della fattura al cliente.

Si apre, inoltre, a una mini rivoluzione anche sul fronte delle tutele lavoristiche: per gli iscritti alla gestione separata Inps i congedi parentali salgono da 3 a 6 mesi entro i primi tre anni di vita del bambino; e durante la maternità si avrà la possibilità di ricevere l’indennità pur continuando a lavorare (non scatta l’astensione obbligatoria).In caso di malattia o infortunio, su richiesta dell’interessato, si potrà sospendere la prestazione (salvo venga meno l’interesse del committente).

C’è poi il pieno coinvolgimento degli organismi di rappresentanza: si delega il governo a individuare gli «atti pubblici» da devolvere alle professioni ordinistiche, attraverso il riconoscimento del loro ruolo sussidiario (e di terzietà); a semplificare gli adempimenti su salute e sicurezza negli studi professionali quando sono simili alle abitazioni; a consentire, è un’altra novità, alle Casse di previdenza, anche in forma associata, di attivare altre nuove “prestazioni sociali”, con particolare attenzione agli iscritti colpiti da gravi patologie oncologiche.

Il Ddl autonomi e lavoro agile potrebbe essere l’ultimo provvedimento lavoristico prima di andare a votare: per questo una parte del Pd chiede che si affronti anche il tema dell’equo compenso per i lavoratori autonomi. Ma la proposta è subito bocciata da Maurizio Sacconi (Ap): «Sarebbe assurdo introdurre per legge una sorta di “mensile” per professionisti e partite Iva - ha sottolineato il presidente della commissione Lavoro del Senato -. Si ragioni invece, per le casse previdenziali, sulla detassazione dei rendimenti degli “investimenti di sistema”, cioè nelle infrastrutture che hanno un interesse nazionale».

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