Norme & Tributi

Start up innovative: dal personale alle tasse slalom tra 28 incentivi

  • Abbonati
  • Accedi
nuove IMPRESE

Start up innovative: dal personale alle tasse slalom tra 28 incentivi

Scorciatoie burocratiche, erogazioni a fondo perduto, incentivi fiscali per chi investe e acquista macchinari, crediti d’imposta per assunzioni «di personale qualificato». E persino permessi di soggiorno “facili” per chi sceglie di innovare in Italia. A quattro anni dalla nascita delle start up innovative (così definite dal Dl 179/2012, cosiddetto Decreto Crescita 2.0), durante i quali si sono succeduti ben quattro ministri dello Sviluppo economico, il pacchetto di misure per sostenere il settore è molto articolato: sono ben 28 le agevolazioni pensate (o comunque adattabili) per questo tipo di imprese. Una serie di sconti più o meno conosciuti ed efficaci, arricchita in modo incisivo con l’ultima legge di Bilancio.

Con un esempio è facile comprendere l’impatto potenziale di queste misure. Una start up innovativa fondata come Srl il 1 gennaio 2017 da una persona fisica, attiva nel settore della domotica per cucine grazie all’utilizzo di software intelligenti, si avvale di macchinari ad alta tecnologia per la produzione, nonché di un team composto da due ingegneri altamente specializzati per svolgere attività di ricerca, legata allo sviluppo di soluzioni innovative.

GLI INTRECCI POSSIBILI TRA I BONUS
L'elenco delle 28 agevolazioni a disposizione delle start up innovative, introdotte con le seguenti norme: Dl 201/2011, Dl 179/2012, Dl 69/2013, Dl 3/2015, Dlgs 81/2015, legge 208/2015, legge 232/2016

Ipotizzando ricavi per un milione di euro, potenzialmente l’impresa e il suo finanziatore - grazie al cumulo di una decina di bonus fiscali attualmente in vigore - nel 2017 potrebbe ottenere un risparmio per oltre 600mila euro (si veda l’esempio nella grafica a lato).

Purtroppo, però, non tutte queste agevolazioni sono conosciute dagli startupper. Tanto più perché, come spesso accade, l’applicazione delle norme e la cumulabilità tra gli incentivi (teoricamente spesso possibile) nasconde diverse insidie. Il rischio è che solamente le realtà con un “ufficio fiscale” qualificato siano capaci di orientarsi tra i requisiti necessari, per legge, riuscendo a massimizzare il beneficio.

Tornando all’esempio, per accaparrarsi benefici come il patent box o i crediti d’imposta, la start up dovrà indirizzare - in via esclusiva o prevalente - la propria attività allo sviluppo di prodotti o servizi innovativi ad alto contenuto tecnologico. Ci sono poi alcuni divieti espressamente previsti per legge: non è concesso distribuire utili per tutta la durata del regime agevolativo e l’impresa non deve nascere da un’operazione di riorganizzazione aziendale (fusione, scissione o cessione d’azienda). Ma sono solo alcuni esempi del percorso a ostacoli necessario per massimizzare i risparmi, facendo lo slalom nel labirinto normativo (si veda articolo in basso).

L’efficacia di questi strumenti, messi a disposizione dai diversi governi, è ancora tutta da dimostrare. Un tentativo di bilancio verrà presentato lunedì prossimo, 13 febbraio, con il rapporto sullo Startup Act italiano 2016, elaborato dal Mise in collaborazione con LVenture Group.

Gli ultimi dati della sezione speciale del Registro delle imprese dimostrano che, giunti a quota 6.745 iscrizioni, le start up innovative sono in costante aumento (+6%, 382 unità in più nell’ultimo trimestre). Questo incremento è ancor più significativo oggi, che la disciplina di settore (Dl 179/2012) è entrata nel suo quarto anno di operatività. Il 18 dicembre scorso, infatti, un primo pacchetto di circa 820 start up (nate tra il 2010 e il 2012 e riconosciute come start up in virtù di un regime transitorio) è giunto a scadenza per raggiunti limiti di età, ma la fuoriuscita delle più “anziane” dal regime agevolato ancora non sembra aver impattato sui numeri in modo consistente.

Ora sarà importante monitorare il successo delle misure messe a punto dai vari Governi sulle imprese potenzialmente agevolate in ogni fase del loro ciclo, dalla nascita fino al termine del percorso di cinque anni previsto dal regime.

Per esempio, l’incentivo per gli investimenti - potenziato al 30% dalla legge di Bilancio - già nel 2016 ha spinto i capitali in ingresso: in base ai dati dell’osservatorio Startup hitech del Politecnico di Milano, l’equity investito in start up l’anno scorso ammonta a 182 milioni di euro, in crescita del 24% rispetto al 2015 (147 milioni). Un buon risultato, che però - se messo a confronto con i capitali investiti nelle start up in altri paesi Ue (un settimo rispetto ai finanziamenti domestici dei venture capital tedeschi, un sesto rispetto ai francesi) - mette in luce i nostri ritardi e la necessità di mettere a sistema le diverse agevolazioni in vigore.

@michelafinizio

© Riproduzione riservata