Norme & Tributi

Antiriciclaggio, contestate le sanzioni

  • Abbonati
  • Accedi
LOTTA AL DENARO SPORCO

Antiriciclaggio, contestate le sanzioni

  • – di Marco MobiliGiovanni Parente

Le nuove sanzioni antiriciclaggio non funzionano. Almeno quelle proposte dal Governo con lo schema di decreto legislativo (approvato in Cdm il 24 febbraio scorso) che recepisce la quarta direttiva comunitaria. A lanciare l’allarme sono professionisti e operatori nella prima delle due giornate di audizioni presso le commissioni Giustizia e Finanze della Camera. In particolar modo, avvocati, commercialisti e notai con un documento unitario sottolineano la necessità di rivedere gli importi minimi per le violazioni meramente formali. Una richiesta dettata - come spiega una nota congiunta - da «evidenti esigenze di ragionevolezza e proporzionalità». E per gli stessi motivi le professioni giuridico-economiche hanno evidenziato l’esigenza di un’estensione generalizzata dell’oblazione che, invece, nel testo consegnato al Parlamento è limitato solo ad alcune sanzioni. L’Ania rimarca, invece, l’esigenza di «riequilibrare l’importo delle sanzioni previste» riformulando il provvedimento e prevedendo «una forbice sanzionatoria maggiormente proporzionata» e l’applicazione della «sanzione più grave soltanto per il caso delle violazioni reiterate nel corso del tempo». Anche da Assogestioni arriva un monito a differenziare le penalità tra persone fisiche e giuridiche (si veda anche l’articolo in pagina). In particolare, il Sonia Maffei, direttore del settore previdenza e immobiliare Sonia Maffei chiede di «rivedere l’articolo 58 della norma, che prevede in capo al dipendente del soggetto obbligato, come persona fisica, la comminazione della stessa sanzione applicabile al soggetto obbligato stesso come persona giuridica, nel caso di omessa o tardiva segnalazione sospetta, per un importo che va dall’1 al 40 per cento».

Il controcanto sugli effetti delle sanzioni antiriciclaggio arriva dal procuratore della Repubblica del tribunale di Milano, Franesco Greco. Il sistema sistema finora in Italia «ha funzionato male dal punto di vista della sua funzione repressiva sia amministrativa che penale. Dal punto di vista amministrativo le sanzioni erogate dall’Uif (Unità d’informazione finanziaria) erano spesso irrisorie (in un anno il totale ammontava a circa 5mila euro); dal punto di vista penale, il sistema delle Sos è risultato inadeguato e farraginoso». Nel testo consegnato alle Camere resta il nodo del rapporto «tra l’Uif e l’autorità giudiziaria, normalmente quasi mai diretto ma mediato attraverso la segnalazione delle operazioni sospette alla Gdf, il che comporta tempi lunghi e complessi, incompatibili con la soglia dei 30 giorni per le operazioni tardive».

E proprio l’Uif a segnalare in audizione che nel 2007 le Sos erano 12mila all’anno mentre oggi sono ormai 100mila, inviate da circa 5mila operatori registrati presso l’unità di Bankitalia. Una mole di informazioni su cui la GdF, come spiega il comandante del III reparto operazioni Stefano Screpanti, ha avviato analisi preinvestigative. Attualmente è in corso la verifica di circa 85mila e per oltre 38mila di queste sono stati richiesti approfondimenti al nucleo speciale antiriciclaggio. Screpanti sottolinea che dalle Sos sono emerse oltre 21.500 violazioni amministrative di natura fiscale. E 4.505 sono state collegate a procedimenti penali.

Dal canto suo il direttore dell’Uif, Claudio Clemente, è tornato sulle sanzioni chiedendo una «calibrazione della risposta punitiva» per evitare che «il sistema sia percepito come ingiusto perché colpisce pesantemente violazioni formali e prive di reale offensività».

Ma non ci sono solo le sanzioni. Sull’adeguata verifica della clientela le professioni giuridico-economiche hanno chiesto espressamente «la reintroduzione dell’esonero dagli obblighi antiriciclaggio per il collegio sindacale con il solo controllo di legalità», che è previsto nel testo ora in vigore ma non nello schema di Dlgs. Così come viene chiesto un ripensamento sulla nozione di «segnalazione tardiva» che a detta di Cnf, Cndcec e Notariato risulta «penalizzante» per i destinatari degli obblighi antiriciclaggio.

Un invito, infine, da parte dell’Ania in linea con l’Abi (si veda a lato) a prevedere un regime transitorio di « almeno sei mesi per l’applicazione da parte delle imprese delle disposizioni di attuazione emanate dalle Autorità di vigilanza».

© Riproduzione riservata