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Arretrati per crediti da lavoro, interessi sulle somme nette

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corte di cassazione

Arretrati per crediti da lavoro, interessi sulle somme nette

Per i dipendenti pubblici gli interessi sugli importi di natura retributiva, pensionistica e assistenziale pagati in ritardo si calcolano al netto delle ritenute di legge (contributive ed erariali) applicate su tali emolumenti. Con la sentenza 14429/2017, depositata ieri, le sezioni unite della Corte di cassazione hanno composto il contrasto esistente sull’applicazione di quanto previsto dall’articolo 3, comma 2, del decreto 352/1998 del ministero del Tesoro.

Come hanno rilevato le sezioni unite, «nella giurisdizione di legittimità l’orientamento maggioritario ritiene che la rivalutazione monetaria e gli interessi legali liquidati dal giudice in relazione ai crediti di lavoro, ai sensi dell’art. 429 codice di procedura civile, vanno calcolati sulla somma dovuta al lavoratore al lordo delle ritenute fiscali e contributive». L’articolo 429 stabilisce che «il giudice, quando pronuncia sentenza di condanna al pagamento di somme di denaro per crediti di lavoro, deve determinare, oltre gli interessi nella misura legale, il maggior danno eventualmente subito dal lavoratore per la diminuzione di valore del suo credito». Il che equivale a dire che viene riconosciuto il maggior valore tra gli interessi legali e la rivalutazione monetaria. Per il calcolo degli interessi è escluso l’anatocismo. Su tali somme sarà applicata la ritenuta fiscale.

Secondo questa lettura, poiché l’articolo 429 fissa una disciplina più penalizzante rispetto all’articolo 1224 del codice civile per i ritardati pagamenti (solo interessi di mora), allora si è voluto introdurre un meccanismo di dissuasione più consistente nei confronti del datore di lavoro. Da qui la conseguenza che gli accessori di legge vanno calcolati sulle somme lorde.

In base a un altro orientamento giurisprudenziale, invece, l’articolo 3, comma 2, del Dm 352/1998 si applica anche a interessi e rivalutazioni stabiliti da una sentenza. Il Dm prevede che gli interessi legali per ritardato pagamento degli emolumenti in favore di dipendenti pubblici in servizio o a riposo si calcolano sulle somme dovute, ma al netto delle ritenute previdenziali, assistenziali ed erariali.

Secondo le sezioni unite, fanno propendere verso questa lettura anche le decisioni in adunanza plenaria del Consiglio di Stato (3/1999 e 18/2012). I giudici di Cassazione aggiungono, inoltre, che è giustificata la differenza di trattamento tra dipendenti pubblici e privati (per quest’ultimi si fa riferimento agli importi lordi), così come già approvato dalla Corte costituzionale. I dipendenti pubblici, infatti, hanno una normativa più vantaggiosa rispetto a quella dei crediti ordinari perché «è comunque attribuito automaticamente il beneficio della rivalutazione a titolo di maggior danno» e gli stessi sono esonerati «dall’onere della relativa prova, con conseguente tutela della giusta retribuzione». Inoltre ci sono superiori esigenze di finanza pubblica.

Di conseguenza è stata cassata la decisione della Corte d’appello di Roma che, confermando il tribunale di primo grado, in un contenzioso tra una pensionata e l’Inps, ha riconosciuto il pagamento degli interessi calcolati sulle somme lorde.

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