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Sfruttamento di immigrati, condannato datore di lavoro bengalese

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LAVORO

Sfruttamento di immigrati, condannato datore di lavoro bengalese

  • –dalla Redazione
(AGF)
(AGF)

Un datore di lavoro di origini bengalesi è stato condannato a otto anni con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata al grave sfruttamento lavorativo e al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, con l'aggravante del reato transnazionale. Si tratta, a quanto risulta, della prima sentenza del genere ed è stata pronucniata oggi dal Tribunale di Napoli. «Per la prima volta in questo Paese - ha sottolineato Gianluca Petruzzo dell'Associazione antirazzista e interetnica “3 Febbraio” - un tribunale in pratica riconosce e condanna lo schiavismo lavorativo, pratica purtroppo diffusa oggi che dal tribunale penale di Napoli, riceve una prima sanzione giudiziaria esemplare».
«Oltre alla peculiarità della sentenza - spiega l'avvocato Bruno Botti che ha rappresentato i 20 operai stranieri sfruttati e pagati non più di 250 euro al mese - va ricordato che tutto parte da una sollevazione nel 2013 di gruppo degli operai
clandestini di una piccola fabbrica di Sant'Antimo, fatto questo raro, sia perché il datore di lavoro ritirando loro i passaporti e minacciando ritorsioni sui loro familiari in Bangladesh li teneva sotto scacco, sia perché i bengalesi per loro indole sono persone miti poco inclini ad intentare azioni rivendicative'».
In questo cao, va ricordato, i lavoratori hanno anche beneficiato della legge che prevede la concessione del permesso di soggiorno per motivi umanitari per
chi denuncia lo sfruttamento lavorativo, «Quest'ultima richiesta fatta a nome degli operai ed accolta dal tribunale di Napoli - ha spiegato Botti - anche perché un loro rientro in patria li avrebbe esposti alla vendetta degli stessi
aguzzini che li avevano spediti in Italia con il miraggio di un futuro migliore facendoli pagare fino a 15mila euro».

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