Norme & Tributi

Cartelle, voluntary e liti: tre sanatorie per 9 miliardi

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LA LOTTA ALL’EVASIONE

Cartelle, voluntary e liti: tre sanatorie per 9 miliardi

(Agf)
(Agf)

Il bersaglio da centrare è quello grosso: 9,2 miliardi. La strada è quella delle sanatorie: rottamazione delle cartelle, rientro dei capitali e definizione delle liti pendenti. Le scadenze sono ravvicinate. Probabilmente anche troppo. Lunedì prossimo, infatti, arriva al capolinea anche la rottamazione delle cartelle dell’ex Equitalia (ora Agenzia delle Entrate - Riscossione): si deve pagare la prima o unica rata dell’importo “scontato” di sanzioni e interessi (se la contestazione originaria era di natura tributaria). Il calendario fiscale aveva previsto un intreccio anche con la voluntary disclosure «2.0» per la quale c’era la deadline per l’invio delle domande di adesione. Poi però le considerazioni sullo scarso appeal hanno indotto il Governo a riflettere sui tempi. Fino a venerdì scorso, infatti, tra i canali telematici Entratel e FiscOnline risultavano pervenute all’Agenzia poco più di 7mila richieste. Anche a immaginare un’adesione più massiccia con l’approssimarsi della scadenza, resta comunque lontano l’obiettivo delle 27mila ipotizzate dalla relazione tecnica alla legge di bilancio per quantificare un gettito atteso di 1,6 miliardi. Ecco che quindi si sono aperti i margini per una proroga con lo slittamento al 30 settembre (che però cade di sabato e il termine slitterà al lunedì successivo 2 ottobre).

Diversa la prospettiva per la rottamazione delle cartelle. Anche se finora non sono ancora state rese note le cifre delle adesioni, la sanatoria ha avuto un forte appeal, tanto che si stimano almeno 800mila richieste arrivate. Complessivamente (e quindi allo scadere dell’ultima delle cinque rate possibili a settembre 2018) si attendono 7,2 miliardi di euro. In questo caso, il vero banco di prova sarà rappresentato proprio dalla scadenza di lunedì prossimo. Perché se presentare la domanda per chiudere i conti con l’agente della riscossione può non essere costato nulla e anzi è servito a inibire ipoteche e fermi amministrativi e a bloccare i pignoramenti, non pagare adesso può avere una duplice conseguenza negativa. Da un lato, decadere automaticamente dalla sanatoria senza la possibilità di rientrarvi. Dall’altro, non avere neanche la possibilità - a meno che non si sia stati diligenti e previdenti e quindi si siano saldate le vecchie rate (si veda l’altro articolo in pagina) - di ritornare al precedente piano di dilazione, in cui è vero che si paga di più rispetto alla rottamazione (non c’è, infatti, alcun sconto) ma si può ammortizzare il piano dei versamenti fino a 6 anni (72 rate) o addirittura in casi straordinari fino a 10 anni (120 rate) purché si garantisca sempre la solvibilità. Con la conseguenza, poi, in termini di finanza pubblica che un dietrofront cospicuo possa mettere a rischio il risultato finale.

La terza sanatoria, invece, deve ancora entrare nel vivo . Dopo un mese dalla pubblicazione in «Gazzetta Ufficiale» della conversione della manovrina di primavera, venerdì scorso sono arrivati il provvedimento e il modello delle Entrate (si veda «Il Sole 24 Ore» del 22 luglio). L’effetto pratico è che le domande di adesione, di fatto, si potranno presentare solo da oggi. Considerato che c’è di mezzo agosto, di tempo non ce n’è tantissimo visto che il termine ultimo per comunicare l’adesione e pagare la prima o unica rata è il 2 ottobre (in realtà la deadline ufficiale è il 30 settembre anche in questo caso), anche perché qualche calcolo di convenienza va fatto: per come è stato congegnato, l’addio agevolato alle liti pendenti (si risparmiano le sanzioni collegate al tributo e gli interessi di mora) rischia di non avere grande appeal su chi ha già vinto in primo o secondo grado e potrebbe preferire di aspettare il giudizio in Cassazione. Senza dimenticare, poi, che per chiudere le controversie con gli enti territoriali bisognerà attendere che ciascuno di questi deliberi entro il 31 agosto se partecipare o meno. Come a dire che per arrivare ai 400 milioni ipotizzati (e se ne arrivassero di più dovrebbero andare a coprire eventuali deficit della voluntary-bis) sarà comunque necessaria una corsa contro il tempo.

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