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Fisco, la proroga dei pagamenti è finalmente in Gazzetta

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SCADENZE

Fisco, la proroga dei pagamenti è finalmente in Gazzetta

La proroga dei pagamenti delle imposte arriva sulla «Gazzetta Ufficiale». È stato infatti pubblicato sul fascicolo n. 191 di ieri il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 3 agosto 2017, che conferma la proroga “allargata” ai lavoratori autonomi, artisti o professionisti, e agli altri tributi e contributi risultanti dalla dichiarazione dei redditi, nonché ai versamenti dell’Irap e dell’Iva con la maggiorazione dello 0,40% per ogni mese o frazione di mese successivo al 16 marzo 2017.

La proroga dei versamenti per le imposte sui redditi vale anche per l’Irap e per tutti gli altri tributi e contributi derivanti dalla dichiarazione dei redditi, sia per i titolari di reddito d’impresa, compresi i collaboratori familiari o i soci ai quali è attribuito il reddito dell’impresa o società, sia per i professionisti o associati di studi professionali. Beneficiano del differimento, quindi, i titolari di reddito d’impresa o di lavoro autonomo, per i quali valgono i nuovi termini, del 20 luglio o dal 21 luglio 2017 al 20 agosto 2017, che slitta a lunedì 21 agosto, con la maggiorazione dello 0,40 per cento. Nessun differimento, invece, per i contribuenti senza redditi d’impresa o di lavoro autonomo, per i quali restano fermi i termini del 30 giugno o dal 1° luglio al 31 luglio con lo 0,40% in più. Ad esempio, sono escluse dalla proroga le persone fisiche che hanno redditi di terreni o fabbricati, redditi diversi, di lavoro dipendente o di pensione. Come già previsto in occasione della precedente proroga del 2012, con la risoluzione 69/E del 21 giugno 2012, i contribuenti, destinatari della proroga, possono comunque “rinunciare” al differimento. In questo modo, eviteranno le complicazioni che possono derivare dal dovere rideterminare il piano di rateazione, riducendo il numero delle rate. Possono cioè proseguire il piano di rateazione scelto, senza considerare in alcun modo la proroga.

Contributi e altre imposte

Beneficiano del differimento i versamenti dei contributi previdenziali e degli altri tributi collegati alle imposte sui redditi, compreso il saldo Iva 2016, per chi ha spostato il pagamento entro i termini delle imposte sui redditi. I predetti contribuenti, imprenditori o professionisti, possono eseguire i versamenti con lo 0,40% in più, dal 21 luglio 2017 al 21 agosto 2017.

Quando non c’è lo 0,40%

I contribuenti, titolari di reddito d’impresa o professionisti, che hanno versato il saldo Iva nel periodo dal 17 marzo 2017 al 20 luglio 2017, devono una maggiorazione dello 0,40% per ogni mese o frazione di mese successiva al 16 marzo 2017. Se il contribuente, titolare di reddito d’impresa o professionista, versa il saldo Iva nel periodo dal 21 luglio al 21 agosto 2017, deve una ulteriore maggiorazione dello 0,40% che si calcola sull’importo determinato al 20 luglio 2017. In base alle indicazioni fornite dall’agenzia delle Entrate, in occasione di una precedente proroga, con la risoluzione 69/E del 21 giugno 2012, non si calcola alcuna maggiorazione per il periodo successivo al 30 giugno e fino al 20 luglio, nel rispetto del principio che “la proroga è gratuita”. Di conseguenza, non si calcola lo 0,40% per il periodo dal 30 giugno al 20 luglio.

Lo scadenzario delle Entrate

Il ritardo, e la confusione generata dalla proroga tardiva, si allarga allo scadenzario dell’agenzia delle Entrate, dove, per il versamento in scadenza il 21 agosto 2017 con lo 0,40% in più, per i soggetti ammessi alla proroga, si fa riferimento ai «contribuenti titolari di partita Iva». In verità, la proroga al 21 agosto 2017 riguarda:

sia i contribuenti titolari di reddito d’impresa o di lavoro autonomo, e, quindi, con partita Iva;

sia i collaboratori familiari, i soci o associati, ai quali è attribuito il reddito dell’impresa, della società o dello studio associato, che, di norma, sono senza partita Iva.

Al contrario, la proroga non riguarda i contribuenti, anche se titolari di partita Iva, che dichiarano redditi fondiari, diversi o di lavoro autonomo occasionale.

Invece, per il pagamento delle rate successive alla prima, resta ferma la classica distinzione tra titolari di partita Iva che devono pagare entro il 16 di ciascun mese di scadenza, e non titolari di partita Iva, che devono pagare entro la fine di ciascun mese.

Il calcolo degli interessi

Resta il fatto che la confusione è ai massimi livelli. Lo dimostra anche l’errore nello scadenzario dell’agenzia delle Entrate che indica una percentuale di interessi sbagliata per i pagamenti rateali.

Ad esempio, in tutte le scadenze relative alla seconda rata dovuta dai titolari di partita Iva che hanno pagato la prima rata entro il 20 luglio, è specificato che per la seconda rata in scadenza il 21 agosto devono essere applicati gli interessi dello 0,30 per cento. La misura giusta è invece quella dello 0,29 per cento e va quindi corretta la misura dello 0,30% indicata nello scadenzario delle Entrate.

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