Norme & Tributi

Omessi F24, così si evitano le sanzioni

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Omessi F24, così si evitano le sanzioni

(Ansa)
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La crisi di liquidità che ha coinvolto negli ultimi anni numerose imprese al punto da non consentire il versamento delle imposte regolarmente dichiarate, e le gravi sanzioni previste per questo inadempimento, in alcuni casi anche di carattere penale, hanno determinato numerosi procedimenti tributari e penali. Si tratta talvolta di situazioni veramente singolari, da un lato, l’omesso versamento dei tributi alla prevista scadenza e, dall’altro, la decisione dell’imprenditore sulla destinazione della (scarsa) liquidità disponibile: onorare i fornitori, i dipendenti o versare le imposte all’erario. Fermo restando che non è stato occultato nulla al Fisco, nel senso che le somme in questione sono la conseguenza di regolare fatturazione e dichiarazione.

Alla luce quindi della copiosa giurisprudenza, di recente alimentata dalla Suprema corte (sentenza 22153/2017) anche sotto il profilo tributario e non solo penale, è possibile individuare con maggior precisione gli elementi utili per una possibile difesa in ipotesi di omesso versamento.

La forza maggiore

La decisione in questione chiarisce il concetto di causa di forza maggiore in ambito tributario, in linea peraltro con quanto già deciso dalle Sezioni unite penali (sentenza 37424/2013, si veda l’articolo a fianco).

Nella sentenza 22153/2017 la Cassazione ha affrontato il ricorso di una società che impugnava una cartella di pagamento relativa, tra l’altro, ad imposte, sanzioni ed interessi per omessi versamenti. Va ricordato, al riguardo, che, in caso di omesso o ritardato versamento delle imposte alle previste scadenze, si applica una sanzione amministrativa pari al 30% di quanto non corrisposto o versato in ritardo.

Nella vicenda posta all’attenzione della Suprema corte, la contribuente evidenziava l’inapplicabilità di interessi e sanzioni poiché gli omessi versamenti erano dipesi dalla sopravvenuta crisi finanziaria con conseguente totale assenza di colpa.

In base all’articolo 6 del Dlgs 472/97, nell’ordinamento tributario è in effetti prevista una causa di non punibilità (sotto il profilo tributario) in base alla quale non è sanzionabile chi ha commesso il fatto per forza maggiore. L’applicazione di questo principio è quindi determinante per stabilire la sanzionabilità dei casi in cui il contribuente omette il versamento per assenza di liquidità.

Il riferimento europeo

I giudici di legittimità hanno innanzitutto evidenziato che il predetto principio è stato esaminato anche dalla Corte di giustizia. Secondo la Corte Ue (C-314/06), in materia tributaria, la forza maggiore si identifica con la sussistenza di due elementi:

uno oggettivo, relativo alle circostanze anormali ed estranee all’operatore;

uno soggettivo, costituito dall’obbligo dell’interessato di premunirsi contro le conseguenze dell’evento anormale, adottando misure appropriate senza incorrere in sacrifici eccessivi.

Non si tratta però dell’impossibilità assoluta, ma di circostanze anormali ed imprevedibili, le cui conseguenze non avrebbero potuto essere evitate malgrado l’adozione di tutte le precauzioni del caso. Ne consegue che la causa di forza maggiore è il fatto che obbliga la persona a comportarsi in modo difforme da quanto voluto ed è per tale ragione che costituisce un’esimente al compimento di una violazione.

Nella vicenda all’esame della Cassazione, il giudice di appello non aveva esaminato gli elementi soggettivi ed oggettivi caratterizzanti l’imprevedibilità ed irresistibilità degli eventi che avevano impedito il pagamento dei tributi e se erano state adottate idonee precauzioni per evitare la situazione venutasi a creare.

È quindi importante per il contribuente che intende affrontare un contenzioso determinato da un omesso versamento di imposte per scarsa liquidità tenere presente che occorre provare e spiegare non solo i motivi che hanno determinato l’evento imprevisto, ma anche le misure che in concreto sono state adottate per evitarlo.

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