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Rogo Thyssen, condanne confermate per l’ad e due componenti del board

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Omicidio colposo

Rogo Thyssen, condanne confermate per l’ad e due componenti del board

(Ansa)
(Ansa)

Confermate le pene a carico di due componenti del board della ThyssenKrupp, dell’amministratore delegato Harald Espenhahn e del direttore dell’area tecnica, condannati per omicidio colposo plurimo per la morte di sette operai nell’incendio dello stabilimento di Torino a dicembre 2007. La Cassazione, con tre sentenze (48194, 48197 e 48195) ha bollato come inammissibili i ricorsi straordinari fatti dai dirigenti in base all’articolo 625 del Codice di procedura penale per errore materiale o di fatto, teso alla rideterminazione delle pene (l’Ad era stato condannato, confermando le decisioni dell’appello bis, a 9 anni e 8 mesi, a 6 anni e 10 mesi i dirigenti e a 7 anni e6 mesi il direttore dell’area tecnica).

La Suprema corte smonta la tesi della difesa, secondo la quale la sentenza della Cassazione 52511 del 2016 sarebbe stato il risultato di un’errata percezione dei giudici. Per i giudici della sezione non c’è stato nessun errore.

Secondo i ricorrenti il collegio sarebbe stato indotto in errore, nell’affermare o escludere aggravanti e fatti di minore gravità, a causa del numero degli atti e delle diverse contestazioni formulate nei confronti degli imputati. La Cassazione però nega che ci sia stata una qualunque “confusione” che possa essere considerata errore di fatto. Le contestazioni della difesa, secondo i giudici, riguardano in realtà delle valutazioni che non possono essere messe in “discussione” attraverso il ricorso straordinario previsto dal codice di rito. I giudici sottolineano che nella sentenza impugnata erano ben chiare le posizioni dei singoli imputati, ed è stata argomentata in maniera esauriente la scelta sulla rideterminazione di pene ritenute adeguate e giustificate rispetto alle imputazioni.

Con la sentenza del 13 maggio 2016 la Cassazione aveva considerato quelle dell’Ad e dei dirigenti come colpe “imponenti” sia «per la consapevolezza che gli imputati avevano maturato del tragico evento che poi ebbe a realizzarsi sia per la pluralità e per la reiterazione delle condotte antidoverose riferite a ciascuno di essi, che sinergicamente avevano confluito nel determinare l’evento».

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