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Sull’Ace raddoppiano le norme antielusive

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FISCO

Sull’Ace raddoppiano le norme antielusive

La riscrittura della disciplina antielusiva in tema di Ace rischia di penalizzare i gruppi che comprendono soggetti non white list anche se solo di minoranza.

Il Dm 3 agosto 2017 nel riscrivere la disciplina elusiva per l’Ace prevede che i conferimenti effettuati a favore di qualsiasi soggetto appartenente al gruppo, anche se non residente, riducono la base Ace del conferente. In presenza di gruppi costituiti solo da soggetti white list, la nuova disciplina antielusiva – si legge nella relazione al decreto - laddove penalizza a monte il soggetto conferente a fronte di qualsiasi operazione posta in essere con soggetti del gruppo anche non residenti consente di escludere che «vi sia il pericolo... che l’apporto proveniente dall’Italia sia stato veicolato da una controllante residente ad un soggetto non residente» con l’obiettivo di duplicare il beneficio Ace. Per questa ragione, il nuovo Dm ha contestualmente eliminato la norma antielusiva ex articolo 10, comma 3, lettera c), Dm del 14 marzo 2012 secondo cui non rilevavano ai fini Ace i «conferimenti in denaro provenienti da soggetti non residenti, se controllati da soggetti residenti» per evitare una duplice penalizzazione in capo sia alla conferente (al momento del conferimento a favore della società non residente) sia alla conferitaria (in occasione del successivo reingresso delle medesime somme in Italia). È invece rimasta, e non è chiaro perché, la norma antielusiva che penalizza la società conferitaria nel caso di apporti provenienti da soggetti non white list, precisando che tale rettifica va operata anche in assenza di una relazione di controllo. Anche in questo caso, infatti, qualsiasi manovra potenzialmente suscettibile di comportare una duplicazione della base Ace è impedita a monte dai commi 2 e 3 dell’articolo 10 che impongono di ridurre la base Ace dell’importo dei conferimenti effettuati a favore di qualsiasi soggetto del gruppo, anche estero. Vero è che i commi 2 e 3 impongono di sterilizzare solo i conferimenti fatti a favore di soggetti controllati, mentre il comma 4 si estende anche ai conferimenti provenienti da soci (non white list) non di controllo; tuttavia l’applicazione contestuale di entrambe le previsioni antielusive rischia di tradursi in una sistematica e ingiustificata duplicazione della penalizzazione in capo a due soggetti. Riteniamo, pertanto, che a partire dal 2018 ovvero quando entreranno in vigore le disposizioni antielusive contenute nei commi 2 e 3 che richiederanno di sterilizzare i conferimenti effettuati (anche in periodi d’imposta precedenti) a favore di qualsiasi soggetto controllato, anche non residente, il comma 4 risulti superfluo.

Ed infatti anche con riferimento ai conferimenti provenienti da soggetti non white list, la necessità di introdurre apposite previsioni antielusive è giustificata dalla necessità di prevenire la proliferazione della base Ace all’interno del gruppo, nei casi in un cui il Fisco non sia in grado di accertare l’esatta composizione dell’azionariato del soggetto estero, sussistendo pertanto in astratto il rischio che tali conferimenti provengano indirettamente da soggetti italiani correlati al socio di controllo. Tuttavia, la generalizzata sterilizzazione dei conferimenti in uscita dall’Italia prevista dai nuovi commi 2 e 3 già tutela in modo adeguato gli interessi erariali. Infatti, l’Erario, ove ritenga che il conferimento a favore di un soggetto non white list formalmente non controllato dissimuli un’operazione all’interno del perimetro del gruppo – può già contestarlo richiedendo alla società italiana conferente di fornire le prove che giustificano l’esistenza dei presupposti per beneficiare dell’agevolazione.

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