Norme & Tributi

Utilizzabili come prova documentale solo i messaggi WhatsApp originali

  • Abbonati
  • Accedi
CASSAZIOnE

Utilizzabili come prova documentale solo i messaggi WhatsApp originali

La semplice trascrizione dei messaggi scambiati su WhatsApp non ha valore probatorio e, diversamente dalle registrazioni foniche che, in linea con quanto disposto dal Codice di procedura penale, costituiscono prova documentale, non può essere considerata affidabile. A meno che non si fornisca anche il supporto contenente il messaggio (nella maggior parte dei casi il telefono cellulare), per verificarne paternità e attendibilità.
La Cassazione fa chiarezza sull’uso delle intercettazioni derivanti dai social, con una sentenza (la numero 49016 del 25 ottobre) che affronta un caso di stalking conclusosi con una condanna in due gradi di giudizio.
La tesi difensiva dell'imputato, incentrata sul tentativo di dimostrare l’inaffidabilità e l’inattendibilità della vittima, si è scontrata con l'imprevista impossibilità di acquisire agli atti del processo la trascrizione delle conversazioni affettuose scambiate tra i due ex innamorati - ancora dopo la denuncia da parte della ragazza - attraverso il canale WhatsApp.
Una scelta questa - operata in appello - che la Corte di legittimità ha definito “ineccepibile”.

Per quanto la registrazione delle conversazioni WhatsApp costituisca forma di memorizzazione di un fatto storico, della quale si può certamente disporre legittimamente a fini probatori - scrivono i giudici nella sentenza di ieri - la loro utilizzabilità è tuttavia condizionata all’acquisizione del supporto contenente la registrazione, al fine di verificarne paternità e attendibilità. La sola trascrizione non basta, poiché ha funzione meramente riproduttiva.
Sta in questa sottile linea di confine la differenza con la fotografia, la cinematografia, la fotografia annoverati dall’articolo 234 del Codice di procedura penale tra quei «documenti di cui si possa disporre direttamente fini probatori», in quanto ascrivibili legittimamente alla categoria delle prove documentali.
Bocciate anche le contestazioni - avanzate dalla difesa - in merito alla determinazione della pena.
I giudici hanno infatti definito «principio normofilattico incontrastato» la decisione con cui il giudice di merito determini la pena base distaccandosi dal minimo edittale concedendo - contestualmente - le attenuanti generiche.

© Riproduzione riservata