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Atti osceni per l’uomo che mostra foto sconce davanti alla scuola

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cassazione penale

Atti osceni per l’uomo che mostra foto sconce davanti alla scuola

(Agf   creative)
(Agf creative)

Adescava minorenni nei pressi di una scuola media mostrando immagini sconce, poi li incalzava chiedendo: «Sai cosa è il porno?». Fino a quando una vittima, in lacrime, si è confidata con la madre, che lo ha denunciato.
Due mesi e venti giorni di reclusione per l'uomo, un anziano di Trento. La Cassazione non ha dubbi: il reato è ascrivibile alla fattispecie “atti osceni” e non corruzione, come tentato di sostenere in prima battuta dal tribunale di Rovereto.
Inutile il tentativo del difensore di sostenere che la frase rivolta dall'uomo ai bambini non avesse una sufficiente «forza persuasiva» per indurli a compiere atti sessuali. Il pudore dei minori - si legge nella sentenza 49550 depositata il 27 ottobre - deve essere tutelato in maniera rafforzata rispetto a quella degli adulti, proprio per la necessità (imposta anche in forza di strumenti giuridici internazionali vincolanti per l'Italia) di proteggerli da qualunque atto di invasione alla loro libertà sessuale e assicurare loro la possibilità di acquisire consapevolezza della sessualità, in un processo di sviluppo armonioso e rispettoso della propria fase evolutiva.
La decisione di collocare il comportamento dell'uomo nella fattispecie atti osceni deriva non tanto dalla sconcezza della foto mostrata, quanto piuttosto dal combinato disposto foto-domanda che, agli occhi dei giudici, rappresenta evidentemente l'ammiccante tentativo di intrattenere i minori in una conversazione morbosa, invasiva del riserbo che - invece - deve essere loro garantita. Non a caso nella sentenza si richiama il forte turbamento innescato nella ragazzina che ha denunciato. Non hanno dubbi i giudici, pertanto, nel respingere il ricorso dell'imputato.
La fattispecie incriminatrice dell'atto osceno avvenuto in presenza di minori è stata oggetto, negli anni, di un lungo dibattito giurisprudenziale. Già nel 2009 la legge 94, in tema di violenza sessuale, ha introdotto un aggravante ad effetto speciale per tutti quei casi di stupro avvenuti «all'interno o nelle immediate vicinanze» di luoghi abitualmente frequentati da minori. Sebbene relativa a un reato ben circoscritto (la violenza sessuale), tale aggravante andava comunque a pescare nell'ampio serbatoio delle aggravanti comuni, che annoverano al proprio interno in maniera chiara tutti «i luoghi che siano teatro di istruzione o formazione».
Questo intervento normativo ha sollevato numerose perplessità, dal punto di vista dottrinario e applicativo: arduo giustificare una fattispecie incriminatrice derivante dalla logistica di un reato; difficile individuare con criteri scientifici il requisito «pericolo che i minori vi assistano».
La giurisprudenza ha preferito allora concentrarsi sulla valutazione di atto osceno nei confronti di minori, un reato che - si è giunti a tale conclusione - si consuma ogni qualvolta arrechi pregiudizio al comune sentimento del pudore degli under 14.

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