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Contenzioso lavoristico, «l’inversione di tendenza frutto di …

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Lavoro e Previdenza

Contenzioso lavoristico, «l’inversione di tendenza frutto di norme chiare»

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C’è un “comun denominatore” nel giudizio degli esperti: «È la prima volta dagli anni ’70 che si assiste a una riduzione molto rilevante del contenzioso lavoristico». Si conferma, quindi, che «la recente ondata di riforme, dalla legge Fornero al Jobs Act, ha prodotto un’effettiva discontinuità».

Il crollo delle cause relative ai contratti a termine è considerato emblematico. «Nel 2014 il ministro Poletti ha deciso di sostituire la precedente normativa con una nuova – spiega Pietro Ichino, ordinario di diritto del Lavoro alla Statale di Milano – che non lascia alcuno spazio alla discrezionalità del giudice, ma stabilisce un preciso limite massimo complessivo di durata del rapporto a termine, un numero massimo delle proroghe possibili, e la percentuale massima di lavoratori a termine rispetto all’organico aziendale. Risultato? La caduta verticale del contenzioso giudiziale: 1.246 vertenze in tutto il 2016 e 490 nel primo semestre 2017, a fronte di 4.363 nel corso del 2013». Quale è la lezione da trarre da questi numeri? «Che una disciplina chiara e univoca può valere anche per tutti gli altri aspetti del rapporto di lavoro nei quali la regola del “giustificato motivo oggettivo” continua a svolgere un ruolo di primo piano, soprattutto licenziamenti e trasferimenti – aggiunge Ichino – . È una regola che serve per dar più lavoro a giudici e avvocati. Per governare i flussi e tutelare efficacemente i lavoratori sono molto meglio i filtri automatici, che evitano la proliferazione del contenzioso giudiziale. L’incertezza dell’esito di una causa non giova né agli imprenditori né ai loro dipendenti».

Anche per Michele Tiraboschi, ordinario di diritto del Lavoro all’università di Modena e Reggio Emilia, la riduzione del contenzioso relativo ai contratti a termine «va chiaramente letta all’interno del più generale fenomeno di deflazione del contenzioso, cui si sta assistendo negli ultimi anni. Al di là del trend generale, l’elevata rilevanza quantitativa della riduzione delle cause in materia trova la propria motivazione nel processo di progressiva liberalizzazione dell’istituto: negli anni il legislatore è intervenuto sui vincoli di utilizzo del contratto a termine legati alle causali oggettive fino alla loro totale eliminazione nel processo di riforma del Jobs Act». Per Tiraboschi è venuto meno il «nodo centrale della tradizionale dialettica del contenzioso in tema di contratti a termine», quello della «verifica del rispetto dei vincoli legali di assunzione che dovevano essere specificati e motivati nel contratto di lavoro».

Per Sandro Mainardi, ordinario di diritto del Lavoro all’Alma Mater di Bologna, «la legge ha indubbiamente rafforzato e generalizzato i limiti di durata massima e complessiva della flessibilità, in termini di proroga e successione di contratti, anche nel rapporto con la somministrazione di lavoro, elevando così la funzionalità dei meccanismi antifrode ed antidiscriminatori per i lavoratori a termine. Questo ha reso più equilibrata la relazione con il contratto a tempo indeterminato, che il Jobs Act ha riaffermato quale forma “comune” di rapporto di lavoro; e allo stesso tempo si è disincentivato, pare con successo, un utilizzo abusivo della tipologia negoziale».

Per Maurizio Del Conte, professore di diritto del Lavoro alla Bocconi di Milano «una delle cifre caratteristiche delle riforme del lavoro di questa legislatura è stata la semplificazione delle regole, che ha portato a un crollo del contenzioso», sotto questo profilo «particolare efficacia hanno avuto l’eliminazione della causale del contratto a termine e l’introduzione di un meccanismo di calcolo del risarcimento del danno per i licenziamenti illegittimi ancorato al criterio oggettivo dell’anzianità aziendale». Del Conte sottolinea che «il giudizio di legittimità sulla causale nel contratto a termine ha, per troppo tempo, impegnato i giudici in un faticoso esercizio di sofismo giuridico. Ne era derivata l’esplosione del contenzioso, che si nutre principalmente dell’incertezza del suo esito». Il decreto Poletti «ha superato un’ipocrisia dell’ordinamento, la causale del contratto a termine è, nella sostanza, la stessa temporaneità dell’esigenza di lavoro».

L'ANDAMENTO DELLE CAUSE DI LAVORO
Numero di procedimenti nel settore privato iscritti a ruolo per anno (Fonte: elaborazione su dati Ministero della Giustizia)

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