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Licenziato per giusta causa l'accademico che minaccia la collega

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le sentenza della cassazione

Licenziato per giusta causa l'accademico che minaccia la collega

L'irruzione nell'ufficio di un superiore collega e la minaccia di colpire con l'accetta chiunque lo avesse seguito. Più pulp che accademica la messa in scena allestita da un cattedratico dell'Università Roma Tre che - sentendosi il fiato sul collo – si è scagliato sulla collega, lanciando una raffica di minacce.«Non voglio più essere seguito da nessuno e se questo accadrà, darò un'accettata in testa a qualcuno»: per lui licenziamento immediato per giusta causa.

Il comportamento dell'imputato - scrive la Cassazione nella sentenza 26273 depositata ieri, 6 novembre - ha creato un clima di timore nell'ateneo, anche per le paventate conseguenze scaturenti dalle sue intemerate.

Nessun dubbio - scrive la Suprema Corte - che la giusta causa di licenziamento senza preavviso decisa dal tribunale di Roma sia corretta, dal momento che il datore di lavoro ha il dovere di «preservare l'integrità fisica e morale dei dipendenti, di assicurare la serenità dell'ambiente di lavoro e la credibilità e l'autorevolezza di chi ha compiti di direzione e controllo del personale». Tale principio è in linea con il dovere costituzionale di servire la Repubblica con impegno e responsabilità e di rispettare i principi di buon andamento e imparzialità dell'attività amministrativa, anteponendo il rispetto della legge e l'interesse pubblico, agli interessi privati propri e altrui; nonchè ai principi riguardanti il rapporto di lavoro contenuti nel codice di condotta allegato al Ccnl.

Invocato più volte, il Contratto collettivo nazionale offre numerosi spunti ai giudici della Suprema Corte. L'articolo 45, in primis, che sdogana il licenziamento senza preavviso in caso di terza recidiva nel biennio “in caso di minacce, ingiurie gravi, calunnie o diffamazioni verso il pubblico o altri dipendenti”; l'articolo 46, in subordine che prevede la massima pubblicità al codice deontologico mediante affissione in tutti i posti di lavoro accessibili al dipendente.

In questo caso, i giudici hanno ritenuto equipollente la pubblicazione sul sito Internet dell'Ateneo.

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