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Bonus Renzi, acconto entro giovedì anche se si è a credito

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dichiarazione dei redditi

Bonus Renzi, acconto entro giovedì anche se si è a credito

Nel determinare gli acconti Irpef in scadenza il 30 novembre, i contribuenti che hanno diritto al cosiddetto bonus Renzi, che può arrivare a 960 euro l’anno, non devono considerarlo nel calcolo. Ciò per la ragione che il sistema di controllo del Fisco lo fa “scomparire”.

Ma attenzione perché c’è il rischio di subire sanzioni a seguito del controllo automatizzato della dichiarazione dei redditi presentata.

Si fa l’esempio di un contribuente che ha chiuso la dichiarazione dei redditi per l’anno 2015, modello Unico 2016, con una differenza a debito Irpef di 900 euro, ma che ha diritto a un bonus Irpef di 960 euro e, perciò, nella dichiarazione dei redditi, modello Unico 2016, per il 2015, ha indicato Irpef a credito di 60 euro. Nella stessa dichiarazione ha indicato nel rigo RN62 “acconto dovuto”, gli importi determinati sulla base “storica” di riferimento, cioè sul debito Irpef di 900 euro. Nella colonna 1 del rigo RN62 ha quindi indicato il 1° acconto Irpef dovuto, di 360 euro (40% di 900 euro), mentre nella seconda colonna ha indicato il 2° acconto Irpef di 540 euro (il 60% di 900).

Il fatto curioso è che, nonostante la dichiarazione dei redditi si sia chiusa a credito, per 60 euro, cioè senza alcun versamento a saldo Irpef, il sistema di controllo del Fisco chiede le sanzioni e gli interessi per gli acconti dovuti, ma non versati, in quanto esclude il bonus fiscale dal calcolo degli acconti. Così, il nostro contribuente ha ricevuto una comunicazione di irregolarità. Nella comunicazione sono indicati gli importi degli acconti omessi, di 360 euro e di 540 euro, la sanzione e gli interessi.

Come specificato nelle comunicazioni delle Entrate, se il contribuente “è d'accordo” con i dati del Fisco, può regolarizzare la sua posizione versando la somma di 110 euro (90 euro per sanzioni e 20 euro per interessi), «entro 30 giorni dal ricevimento di questa comunicazione. In questo caso, la sanzione ordinariamente prevista nei casi di omesso o tardivo versamento di imposte è ridotta a un terzo».

In pratica, le Entrate “avvisano” il contribuente che, considerato che i versamenti omessi sono di 900 euro (360, più 540), la sanzione dovuta, ridotta a un terzo, è di 90 euro, pari al 10% di 900 euro. Decorsi i 30 giorni, la sanzione sarà quella intera del 30%, cioè di 270 euro (30% di 900 euro).

A questo punto, al contribuente non rimane che contattare il sistema telematico Civis delle Entrate che presta l’assistenza sulle comunicazioni di irregolarità. Se il sistema telematico recepisce la segnalazione, è possibile che la comunicazione di irregolarità sia annullata.

Diversamente, se il canale telematico “Civis” dovesse confermare la comunicazione, al contribuente non resta che rivolgersi presso le Entrate o pagare l’importo di 110 euro per evitare di subire un’ulteriore beffa e pagare poi gli importi dovuti che con la sanzione intera e gli interessi sono circa 300 euro.

Si può però sperare in un aggiustamento della modulistica delle dichiarazioni dei redditi e del sistema di controllo per evitare che il Fisco chieda sanzioni su presunti omessi versamenti di acconto Irpef, in presenza del bonus Renzi che azzera il saldo.

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