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Tributaristi chiedono modifiche alla definizione agevolata delle liti

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Tributaristi chiedono modifiche alla definizione agevolata delle liti

  • – della redazione Norme
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Introdurre nella legge di Stabilità 2018 una nuova versione della definizione agevolata delle liti pendenti tributarie, per superare le attuali discriminazioni tra contribuenti, provocate dalla riedizione della “rottamazione” delle cartelle, e per rendere finalmente efficace ai fini della deflazione del contenzioso l'istituto “tampone”, salvo la necessità di por mano ad una revisione complessiva della giustizia tributaria nella prossima imminente legislatura.

Gli avvocati tributaristi di Uncat (Unione nazionale delle Camere avvocati tributaristi), durante l'ultimo direttivo che si è svolto a Napoli lo scorso 24 novembre, hanno approvato un documento nel quale analizzano gli ultimi interventi legislativi in materia tributaria, introdotti dal decreto legge fiscale e dal Ddl di Bilancio, e suggeriscono alcune modifiche necessitate dall'attuale effetto discriminatorio tra contribuenti e dalla sostanziale inefficacia del modello attuale di definizione agevolata delle liti pendenti.

In sintesi le proposte avanzate:
1) stante la proroga della definizione riguardante le cartelle, contenuta nel decreto fiscale 148/2017 collegato alla manovra 2018, la riproposizione della definizione agevolata delle liti fiscali pendenti non può che costituire una impellente necessità, dettata da esigenze tecniche. Questo al fine di eliminare “la evidente discriminazione che si crea tra i contribuenti interessati alla definizione delle cartelle collegate ad un contenzioso tributario che, per espressa previsione legislativa, presuppone una rinuncia al contenzioso”. La discriminazione dipende, spiega Uncat, da quanta parte del debito tributario complessivo risulta iscritta a ruolo o presa in carico dall'Agente della riscossione e, quindi, definibile in via agevolata, nonché di quanta parte, invece, non essendo iscritta a ruolo o presa in carico dall'Agente, deve essere pagata integralmente a seguito della necessaria rinuncia al contenzioso. Circostanze che, come è noto, dipendono dalla tipologia del tributo, oggetto del giudizio, ovvero dallo stato del contenzioso.

2) Una riedizione (proroga) della definizione agevolata delle liti - in secondo luogo- potrebbe essere occasione per eliminare alcune discrasie contenute nella vigente disciplina (contenuta nel decreto legge 50/2017 convertito nella legge 96/2017) e per introdurre modifiche che rendano più appetibile l'istituto, lasciando invariato l'impianto originario.

Si tratterebbe di modifiche volte a :
a) dilazionare l'importo dovuto in un più ampio arco temporale con rate più accessibili. Difatti, la vigente disciplina prevede il pagamento dell'importo dovuto nell'arco di 9 mesi di cui l'80% in due rate a distanza di soli due mesi. Una modalità di pagamento che ha scoraggiato molti contribuenti, soprattutto quelli coinvolti in giudizi di valore alto, e che è stata una delle cause determinanti della non brillante performance dell'istituto;

b) riconoscere l'applicazione delle cause di non punibilità previste dal primo comma dell'articolo 13 del Dlgs 74/2000 (Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto) che, a causa dei differenti presupposti che le caratterizzano, non appaiono applicabili ai contribuenti che aderiscono alla definizione agevolata delle liti senza l'intervento di una specifica previsione legislativa;

c) estendere la sospensione dei termini a tutte la controversie definibili senza alcuna limitazione temporale in ordine alla data di scadenza dei termini;

d) inserire una norma che disciplini l'ipotesi dell'errore scusabile nella liquidazione dell'importo dovuto ai fini della agevolazione, analoga a quella contenuta al comma 9 dell'articolo 16 della legge 289/2002. Questo perché le possibilità di errore, soprattutto con riferimento al non semplice calcolo degli interessi, risulta molto concreta. Tenuto conto che la disciplina non tollera errori, vi è l'altrettanto concreta possibilità che a un gran numero di istanze di definizione seguiranno altrettanti provvedimenti di diniego con conseguente incremento dei giudizi innanzi alle Commissioni tributarie.

Uncat non può comunque non rilevare come gli interventi legislativi di definizione agevolata dei carichi (c.d. “rottamazione” dei ruoli) e di definizione agevolata delle liti fiscali pendenti che si sono ripetuti nel corso degli ultimi decenni, si inquadrano nell'alveo di quelle iniziative del legislatore che, oltre ad essere dettate da necessità di cassa, rispondono anche e soprattutto all'esigenza di deflazionare l'enorme carico dei giudizi tributari. Tuttavia, la ricorrenza di questi interventi legislativi tampone, peraltro sempre caratterizzati da sistematiche proroghe ed estensioni, oltre a dare un duro colpo ai valori primari del nostro ordinamento quale la certezza del diritto, segnala di per sé la loro inadeguatezza al raggiungimento dello scopo e la conseguente necessità di una strutturale revisione del sistema che non può prescindere da una seria riforma del processo tributario e della magistratura tributaria.

Infine, con il direttivo svolto a Napoli e preceduto da un incontro con i presidenti delle Camere locali degli avvocati tributaristi, Uncat inaugura una serie di incontri sul territorio per raccogliere dalla base le principali questioni organizzative e giurisprudenziali che caratterizzano i singoli territori, per una analisi complessiva del funzionamento della giustizia tributaria.

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