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Per l’avvocato generale Ue la normativa italiana sui servizi postali…

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Per l’avvocato generale Ue la normativa italiana sui servizi postali è ok

  • – della redazione Norme
(Bloomberg)
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Le questioni pregiudiziali vertono sull'interpretazione della direttiva sui servizi postali e sono state sollevate dal Tar Lazio nel corso di cause promosse da alcune associazioni di imprese e alcune imprese, operanti nel settore della spedizione, dell'autotrasporto e del corriere espresso, contro l'Agcom e il ministero dello Sviluppo economico. In tali cause, le imprese e associazioni ricorrenti hanno chiesto l'annullamento di una decisione con cui l'Agcom ha, in pratica, dilatato il concetto di servizio postale in modo tale da assorbirvi tutte le attività contigue, comprese quelle di trasporto, di raccolta dell'oggetto da trasportare, di smistamento dello stesso e così via.

Le associazioni e imprese ricorrenti sostengono, segnatamente:
- che dette misure nazionali non siano conformi alla direttiva in quanto le attività in esse ricomprese non rientrano nell'ambito del servizio postale, ai sensi dell'articolo 2 della direttiva stessa;
- che gli obblighi previsti dalla direttiva, come quelli di ottenere un'autorizzazione e di contribuire al fondo di compensazione degli obblighi di servizio postale universale, siano, se estesi anche alle attività di raccolta, trasporto, smistamento ecc…, irragionevoli e ingiusti, oltre che contrari a ogni principio di proporzionalità.

In tale contesto, il Tar Lazio si chiede, da un lato, se le norme previste dalla direttiva 97/67 riguardino le attività di autotrasporto, spedizione e corriere espresso nel settore del servizio postale nonché, dall'altro, quali siano le condizioni in presenza delle quali possano essere imposti un'autorizzazione generale e il contributo al fondo di compensazione del servizio postale universale.

Nelle sue conclusioni odierne, l'avvocato generale Manuel Campos Sánchez-Bordona (Spagna) suggerisce alla Corte di ritenere la normativa italiana compatibile con il diritto dell'Unione.

L'avvocato generale spiega che, in base alla direttiva, gli Stati membri possono assoggettare la fornitura dei servizi postali non inclusi nel servizio universale alla concessione di un'autorizzazione generale. Se uno Stato membro intende assoggettare la fornitura di detti servizi ad un'autorizzazione, deve farlo per uno dei motivi di interesse generale indicati dalla direttiva 97/67. La normativa italiana, in effetti, menziona varie esigenze tra quelle indicate dalla direttiva 97/67 (ad esempio, garantire la riservatezza della corrispondenza e la protezione dei dati personali e il rispetto delle condizioni di lavoro e dei sistemi di sicurezza sociale).

L'avvocato generale conclude che, benché spetti al giudice nazionale compiere la valutazione, gli obblighi imposti ai fornitori dei servizi dalla legge italiana appaiono adeguati e non eccessivamente gravosi, ai fini della fornitura del servizio postale in un contesto che unisce la libertà d'impresa degli operatori e la soggezione ad alcune regole minime di un funzionamento ordinato, sotto la vigilanza delle autorità pubbliche cui tale servizio è affidato.

Inoltre, per l'avvocato generale, non vi sono ostacoli di principio a che gli Stati membri assoggettino la concessione di autorizzazioni generali all'obbligo di contribuire al fondo di compensazione. L'istituzione di un fondo di tale natura costituisce uno dei metodi offerti agli Stati membri per finanziare il servizio universale.

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