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Redditi fermi e poco inglese. La soluzione? Fare rete e specializzarsi

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COMMERCIALIStI M ILANESI

Redditi fermi e poco inglese. La soluzione? Fare rete e specializzarsi

I commercialisti milanesi sono in prevalenza uomini, poco amanti della digitalizzazioni e aperti all’aggregazione. Per i giovani e per le donne che operano nel capoluogo lombardo il fatturato difficilmente supera i 100mila euro. È questo lo scenario fotografato da un’indagine condotta su 1.885 commercialisti milanesi, pari al 22% degli iscritti all’Ordine. I professionisti milanesi sono stati suddivisi in cinque fasce di fatturato: la prima riferita ad un volume d'affari inferiore a 100mila euro, l'ultima riferita ad un fatturato superiore ad 1 milione di euro. I due terzi degli intervistati (il 76%) si posiziona nella fascia di fatturato sotto i 300mila euro, con una prevalenza di studi singoli impegnati in diverse attività consulenziali. Il 51% degli intervistati sono unici titolari di studio, il 23% sono soci di studi e il 26% sono collaboratori. Il 74% dei partecipanti al campione ha sede dello studio all'interno della circonvallazione esterna, il 10% oltre la circonvallazione esterna e il 16% nella provincia.

L’andamento economico non è dei più entusiasmanti: solo un commercialista su quattro vede crescere il suo fatturato, anche se di parecchio (la media è + 20%) mentre il 45% è fermo e per ben il 30% è in diminuzione (con una media del -25%). Un dato che forse non va disgiunto da quello sull’apertura ala clientela e ai mercati esteri: il 48% dichiara di non conoscere lingue straniere e dei rimanenti solo la metà parla inglese: nel report si legge, infatti, che la conoscenza di più lingue è una caratteristica dei colleghi con fatturati oltre i 500mila euro.

Del resto la perdita del lavoro legato agli adempimenti fiscali è molto sentita: il 44% degli intervistati vede anche come una minaccia le novità digitali messe in campo dall’Agenzia delle Entrate come la fatturazione elettronica e le dichiarazioni dei redditi precompilate; le ritengono invece un'opportunità il 42% e ininfluenti il 14%. Il 45% del campione non prevede un impatto sulla propria attività del processo di digitalizzazione nei prossimi 5 anni, il 37% già entro i prossimi due anni e il 4% tra i 2 e i 5 anni.

La reazione alle difficoltà è quella di puntare sulle specializzazioni, come pensa il 49% degli intervistati, anche se non molti sfruttano le potenzialità dei social network: in media il 13% usa Facebook e il 25% Twitter. E quasi tutti pensano che sia utile aggregarsi con i propri colleghi o con professionisti di altre categorie, integrando diverse diverse specializzazioni (79%), riducendo i costi (47%), migliorando la qualità e la velocità dei servizi (26%) e ampliando l'offerta (26%).

«Siamo molto soddisfatti dell'alta partecipazione al sondaggio da parte dei colleghi - dichiara la Presidente dell'Ordine di Milano Marcella Caradonna - poiché il 22% dei rispondenti rappresenta una buona base statistica e un importante stimolo da cui partire per intercettare le esigenze e proporre nei prossimi anni strumenti operativi al loro supporto. L'indagine rappresenta un primo passo di un percorso che proseguirà anche nei prossimi anni perfezionando di volta in volta i risultati della stessa, poiché solo attraverso una fotografia chiara dello stato della professione si possono progettare azioni concrete».

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