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Treno fuori banchina, le ferrovie risarciscono l’infortunio al…

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corte di cassazione

Treno fuori banchina, le ferrovie risarciscono l’infortunio al viaggiatore

(Fotogramma)
(Fotogramma)

Spetta alle ferrovie pagare i danni al viaggiatore infortunatosi scendendo dal treno che si è fermato fuori dalla banchina di sosta. Parola di Cassazione che, con la sentenza 2181 del 30 gennaio, ha confermato il risarcimento di 22.400 euro già disposto dalla Corte di appello di Lecce per la vittima dell'incidente, dopo che il Tribunale ne aveva rigettato l'istanza.

Secondo i giudici della Suprema Corte, non ci sono dubbi che la causa esclusiva della caduta della donna sia stata la negligenza degli operatori della ferrovia i quali, per errore, avevano aperto le porte della vettura quando il treno non si trovava ancora in corrispondenza del marciapiede, dove la discesa dei passeggeri sarebbe dovuta avvenire in condizioni di sicurezza.

Nessuna chance per il tentativo - da parte della società Ferrovie del Sudest (ricorrenti) e della compagnia assicuratrice - di dimostrare, al contrario, che la causa dell'incidente fosse invece imputabile alla negligenza della donna. Nel primo motivo di ricorso, il ricorrente aveva infatti denunciato omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti: ma il tentativo non ha fatto breccia sui giudici.

La compagnia assicuratrice contro-ricorrente ha tentato anche la carta della eccezione di tardività del ricorso, ma senza successo. Il termine per impugnare scadeva il 14 novembre 2016 e la notifica del ricorso è stata richiesta ed eseguita esattamente entro tale data sia a mezzo ufficiale giudiziario - come risulta dall'attestazione - sia tramite Pec, come risulta dalla relazione di notificazione prodotta e certificata conforme agli originali telematici del difensore.

Nella sentenza depositata ieri, la Suprema Corte conclude infine che la società Ferrovie del Sud Est non può ritenersi soccombente in grado di appello nei rapporti con le compagnie assicuratrici, dunque non è tenuta a rimborsare loro le spese del grado.

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