Norme & Tributi

Se lo sciopero è selvaggio il volo va rimborsato

  • Abbonati
  • Accedi
corte ue

Se lo sciopero è selvaggio il volo va rimborsato

Lo sciopero selvaggio, che costringe il vettore ad abbandonare il piano dei voli originario, non può essere qualificato come circostanza eccezionale. Di conseguenza, la compagnia aerea è tenuta a indennizzare i passeggeri, vittime di ritardi e di cancellazione dei voli. È la Corte di giustizia dell’Unione europea a stabilirlo con la sentenza depositata ieri, relativa a 30 cause riunite (C-195/17 e altre), che apre le porte a un ampliamento del diritto all’indennizzo per i passeggeri che subiscono cancellazioni o ritardi per modifiche su vasta scala degli operativi dei voli a causa di assenza in massa, per malattia, del personale.

A rivolgersi alla Corte Ue sono stati i tribunali di Hannover e Düsseldorf, chiamati a risolvere una controversia tra numerosi passeggeri e la compagnia aerea TUIfly. Nel 2016, in una settimana, la società aveva cancellato e ritardato per oltre tre ore diversi voli a causa di un numero eccezionale di assenze per malattia, dopo la comunicazione dei piani di ristrutturazione della società. Il vettore, però, trincerandosi dietro l’esistenza di «circostanze eccezionali», si era rifiutato di liquidare gli indennizzi dovuti in base al regolamento n. 261/2004 che istituisce regole comuni per la compensazione e assistenza ai passeggeri in caso di negato imbarco, di cancellazione del volo o di ritardo prolungato. Per la corretta qualificazione della nozione di «circostanze eccezionali», i giudici tedeschi hanno chiamato in aiuto la Corte Ue. Prima di tutto, gli eurogiudici hanno precisato che l’articolo 5 del regolamento considera circostanze eccezionali quelle che «non si sarebbero potute evitare anche se fossero state adottate tutte le misure del caso». Gli eventi, quindi, che per natura o origine, «non sono inerenti al normale esercizio dell’attività del vettore aereo in questione e sfuggono all’effettivo controllo di quest’ultimo».

Non ogni evento inaspettato, però, - osserva Lussemburgo – può essere classificato come circostanza eccezionale e questo, in particolare, quando è legato alla normale attività del vettore. In caso contrario, l’obiettivo della tutela dei passeggeri che il regolamento persegue sarebbe messo in secondo piano. La ristrutturazione di un’impresa rientra nella normale attività di gestione ed è evidente che il suo annuncio comporti reazioni del personale, con inevitabili conflitti tra datore di lavoro e dipendenti. Pertanto, per la Corte di giustizia, lo sciopero selvaggio, proprio perché diretta conseguenza di una decisione del vettore, «non può essere considerato una circostanza che sfugge all’effettivo controllo del vettore aereo interessato». Del tutto irrilevante, poi, l’illiceità dello sciopero in base al diritto nazionale applicabile perché la compensazione pecuniaria per i passeggeri (da 250 a 600 euro a seconda della distanza), non può dipendere da regole interne in materia sociale.

© Riproduzione riservata