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Cinque per mille alla svolta: la riforma esige trasparenza

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big data e dichiarazioni

Cinque per mille alla svolta: la riforma esige trasparenza

Chiedere ai beneficiari del cinque per mille dell’Irpef la massima trasparenza sull’uso delle somme assegnate, che valgono 500 milioni all’anno.

È uno dei principi fissati dalla legge delega di riforma del terzo settore (la 106/2016), alla quale ha dato attuazione (non ancora completamente) il Dlgs 111/2017, che ha ridisegnato la disciplina del cinque per mille: gli enti beneficiari del contributo, dopo un anno dall’incasso, dovranno inviare alle amministrazioni erogatrici un resoconto di come hanno speso i fondi e pubblicare il documento sul proprio sito. Chi non lo fa, rischia una sanzione pari al 25% dell’importo ottenuto.

Queste regole non sono ancora pienamente operative: per completare la riforma manca un altro decreto, al quale stanno lavorando i ministeri dell’Economia e del Lavoro, che dovrà ridefinire anche le modalità di riparto e di erogazione del contributo (ad esempio prevedendo un importo minimo più elevato dei 12 euro attuali, sotto il quale la somma spettante non è versata al beneficiario).

Fino all’entrata in vigore di questo provvedimento, valgono ancora i vecchi obblighi di rendicontazione, che prevedono per tutti i beneficiari la stesura di una relazione su come sono stati spesi i fondi, e l’invio del testo al ministero di riferimento, ma solo per chi ha ottenuto un contributo da 20mila euro in su. Per il 2016, ad esempio, ultimo anno per il quale è disponibile la ripartizione dei fondi (e al quale si riferiscono i numeri della grafica a lato), gli enti che hanno ottenuto oltre 20mila euro, con le dichiarazioni dei redditi 2017, sono 2.178.

A fianco di una ricca schiera di organizzazioni che pubblicano online i propri bilanci (anche sociali) e inviano regolarmente i rendiconti di come sono stati spesi i fondi del cinque per mille, ce ne sono altri, però, che non sono in linea con questi obblighi. Lo rivelano i dati forniti al Sole 24 Ore del Lunedì dal ministero del Lavoro sui controlli effettuati tra gli enti del terzo settore. Le organizzazioni del cosiddetto elenco del “volontariato” tenute a inviare il rendiconto al ministero oscillano tra 1.500 e 1.800 all’anno. Il 18% di queste, però, non trasmette alcun rendiconto. In questo caso, il ministero ne richiede l’invio: chi non lo fa, deve restituire il contributo percepito, rivalutato e maggiorato degli interessi legali.

Il 40% degli enti obbligati, poi, invia una documentazione carente. In questo caso il ministero chiede di integrare la documentazione.

Il ministero avvia la procedura di recupero del cinque per mille versato agli enti solo in due ipotesi:

se dai controlli emerge il mancato invio dei rendiconti o la mancata rendicontazione di parte o di tutto il contributo: con riferimento a questa situazione, finora sono state avviate 22 richieste di restituzione, 7 ingiunzioni di pagamento e 3 iscrizioni a ruolo;

se l’agenzia delle Entrate ha effettuato verifiche dalle quali emerge la mancanza dei requisiti necessari per beneficiare del cinque per mille. Per questo caso, sono state avviate finora 65 richieste di restituzione, 22 ingiunzioni di pagamento e 8 iscrizioni a ruolo.

«Quando sarà costituito il Registro unico degli enti del terzo settore - spiega Alessandro Lombardi, responsabile della direzione generale del terzo settore del ministero del Lavoro - l’iscrizione, con i nuovi obblighi di trasparenza e redazione dei bilanci, sarà essenziale per accedere alla ripartizione del cinque per mille».

La riforma lascia invariata la possibilità di accedere al cinque per mille per le associazioni sportive dilettantistiche (indipendentemente dall’iscrizione al Registro unico), per i Comuni e per gli enti di ricerca scientifica e sanitaria.

Con gli elenchi degli ammessi, sono stati pubblicati anche quelli degli esclusi per il 2016: sono 2.978 enti del “volontariato”, per un valore di oltre 5 milioni di euro non assegnati, 1.273 associazioni sportive dilettantistiche e 10 enti di ricerca scientifica. Le esclusioni possono essere motivate anche da ragioni formali, come una documentazione carente o non presentata nei termini previsti.

Il primo degli esclusi nell’elenco del “volontariato” è l’Assipromos, un’associazione di promozione sociale che avrebbe ottenuto 693.867 euro, sulla quale il ministero aveva avviato controlli negli anni scorsi (era la prima degli esclusi anche nel 2015).

Al secondo posto tra gli esclusi compare la Fondazione Enpam, l’ente di previdenza dei medici e degli odontoiatri, che avrebbe ottenuto 685.609 euro. Presente negli elenchi dal 2008, l’ente fa sapere di non aver ricevuto alcuna comunicazione formale sulla ripartizione 2016, pur avendo già chiesto chiarimenti alle Entrate sull’esclusione dall’elenco permanente del cinque per mille, avvenuta un anno fa.

LA MAPPA DEL 5 PER MILLE
Fonte: elaborazione Ufficio studi Sole 24 Ore su dati agenzia delle Entrate

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