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L’esperto risponde: rottamazione cartelle, la richiesta sospende…

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il quesito del lunedi’

L’esperto risponde: rottamazione cartelle, la richiesta sospende tutte le rate in scadenza

Ho carichi affidati all’agente della riscossione, sia precedenti che successivi al primo gennaio 2017. Ho intenzione di rottamare entrambi. In riferimento ai carichi ante 2017 ho dilazioni scadute da tempo, già dalla fine del 2015. Invece, circa i carichi del 2017, sono indeciso se chiedere la dilazione prima di presentare la domanda di definizione agevolata. Vorrei sapere innanzitutto se posso definire i carichi ante 2017 pur avendo dilazioni scadute. E se c’è convenienza a chiedere la rateazione delle partite 2017 in previsione della loro rottamazione.

C. B. - Modena

I rapporti tra la procedura di rottamazione e le dilazioni costituiscono un elemento differenziale delle due tipologie di sanatoria, ante e post 2017.

A proposito della definizione dei carichi affidati all’agente della riscossione al 31 dicembre 2016, nell’ambito della disciplina ex articolo 6 del Dl 193/16 – richiamata nella disposizione di riapertura dei termini di cui all’articolo 1, Dl 148/17, – si distinguono le rateazioni in corso al 24 ottobre 2016. L’individuazione di tale data è da ascriversi all’entrata in vigore dello stesso Dl 193/16.

In particolare, la norma di riferimento dispone che per tali rateazioni l’accesso alla sanatoria è condizionato al pagamento delle rate in scadenza nell’ultimo trimestre del 2016. Si è voluto così evitare che i debitori, avendo avuto conoscenza da anticipazioni di stampa dell’imminente varo della sanatoria, si astenessero strumentalmente dal proseguire il pagamento delle rate riferite a piani di rientro in corso. In realtà, la norma originaria è stata interpretata da Equitalia come prescrittiva dell’onere di versare anche eventuali rate scadute prima di ottobre 2016, in applicazione dell’articolo 31 del Dpr 602/73: disposizione per la quale, in caso di morosità del debitore, i pagamenti successivi vengono imputati prioritariamente alle rate più vecchie.

Riapertura dei termini

La questione è stata definitivamente risolta con l’articolo 1 del Dl 148/17, stabilendo che il pagamento deve riguardare «tutte le rate degli stessi piani scadute al 31 dicembre 2016». In concomitanza con tale nuova formulazione, si è proceduto a riaprire i termini anche nei riguardi dei soggetti che si sono visti respingere l’istanza di definizione presentata l’anno scorso per non avere versato le rate scadute prima dell’ultimo trimestre 2016.

Per stabilire se si è in presenza di dilazione pendente al 24 ottobre 2016 occorre applicare le regole della dilazione originaria, poiché la decadenza dal piano di rientro si verifica ope legis. Così, in caso di dilazione accordata dal 22 ottobre 2015 in avanti, la decadenza si subisce per il mancato versamento di cinque rate anche non consecutive. Mentre, per i piani di rientro concessi in precedenza, il limite di tolleranza è fissato a otto rate non pagate.

Vi sono infine le rateazioni da rimessione in termini straordinaria, disposta per legge (ad esempio, articolo 11-bis, Dl 66/14), per le quali la decadenza si realizza già con l’omissione di due rate anche non consecutive. Se si ricade in tale situazione, dopo aver presentato l’istanza di definizione entro il 15 maggio prossimo, l’agente della riscossione procederà alla liquidazione delle somme scadute a fine 2016 con una specifica comunicazione. E il pagamento del dovuto dovrà avvenire in un’unica soluzione entro la fine di luglio. In mancanza di un tempestivo e integrale versamento, l’istanza non potrà avere alcun seguito.

Non rilevano invece né eventuali dilazioni scadute prima del 24 ottobre 2016, né il mancato pagamento di rate successive all’ultimo trimestre 2016, riferite sempre a dilazioni pendenti alla medesima data. In entrambi i casi, le morosità del debitore non incideranno sul quantum da versare per la sanatoria. Nell’ambito della definizione dei carichi 2017, al contrario, le rateazioni decadute non hanno mai alcuna rilevanza.

Regole uniformi

Le regole tornano “uniche” con riferimento a piani di rientro in corso alla data di presentazione dell’istanza di definizione. In tale eventualità, sono sospese ope legis tutte le rate in scadenza dopo la trasmissione della domanda. Si evita così di pagare somme che in parte non potranno essere recuperate dal costo della rottamazione. Gli importi versati a titolo di sanzioni, interessi di mora e interessi da dilazione non sono infatti deducibili.

Inoltre, omettendo il pagamento della prima rata, in scadenza a luglio (rottamazioni 2017) o a ottobre 2018 (rottamazioni ante 2017), si decade dalla definizione agevolata, conservando però il diritto alla ripresa della precedente dilazione. In questo caso, l’agente della riscossione procederà d’ufficio a suddividere il debito residuo per il numero di rate non pagate del piano originario.

Domande di rateazione

Nelle risposte date a Telefisco 2018 si è confermato che il numero delle rate da considerare è quello esistente alla data di presentazione della domanda.

Dunque, per fare un esempio, in presenza di un piano di 60 rate mensili, delle quali 48 non ancora scadute al momento di trasmissione dell’istanza, se il contribuente non paga la prima quota della rottamazione, il debito restante verrà per l’appunto ripartito in 48 rate mensili. Si profila così l’opportunità di far precedere la scelta di un piano di dilazione all’invio della domanda di rottamazione. In questo modo, il debitore ha la possibilità di valutare la sostenibilità della definizione agevolata (il cui costo è formalizzato con la ricezione della comunicazione dell’agente della riscossione) e, in caso di valutazione negativa, decidere l’abbandono senza pregiudizi in termini di rientro rateizzato del debito.

È opportuno considerare che, in linea di principio, la decadenza dalla rottamazione determina il divieto di dilazionare il carico residuo. Ma quest’ultima opzione, comunque, non sempre risulta praticabile. Si pensi all’ipotesi in cui le partite da rottamare siano state già oggetto, in passato, di un piano di rientro, decaduto da tempo. In tal caso, per poter ripristinare la rateazione alla data di presentazione della domanda di sanatoria, occorrerebbe pagare tutto quel che è scaduto alla medesima data. Che potrebbe tuttavia rivelarsi una spesa “proibitiva”: per di più, in buona parte non recuperabile dalla quantum della definizione agevolata.

Infine, in presenza di carichi rottamati per i quali l’istanza sia stata presentata prima di 60 giorni dalla notifica della cartella, il diritto alla rateazione non si perde mai, a prescindere dal momento in cui si decade dalla definizione agevolata.

Il quesito è tratto dall’inserto L’Esperto risponde, in edicola con Il Sole 24 Ore di lunedì 23 aprile.

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