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Pedopornografia, la produzione è reato anche se non c’è…

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Cassazione a sezioni unite

Pedopornografia, la produzione è reato anche se non c’è diffusione

Stretta sulla pedopornografia. Le Sezioni unite della Cassazione, cambiando orientamento rispetto a un precedente intervento del 2000, hanno stabilito che per la contestazione del reato di produzione di materiale pedopornografico non è più necessaria la diffusione.

Una svolta rispetto anche alle più recenti pronunce della stessa Cassazione e che rende più facile l’attività di repressione di una delle fattispecie più odiose, punita in modo assai grave, con il carcere fino 12 anni e una multa che può arrivare sino a 240mila euro.

Le Sezioni unite così, con una decisione nota per ora solo nel dispositivo sintetizzato dall’informazione provvisoria resa dopo l’udienza del 31 maggio, hanno ritenuto che sia sanzionabile nella maniera più grave anche la semplice produzione a uso personale.

Non è stata così ritenuta convincente la tesi di chi riteneva che, in assenza del requisito della diffusione, la condotta è comunque punibile a titolo di “semplice” detenzione, reato sanzionato in maniera peraltro assai più lieve, con la detenzione fino a tre anni e la multa non inferiore a 1.549 euro (con possibile aumento fino a due terzi quando il materiale detenuto è considerevole).

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Per le Sezioni non sono condivisibili gli argomenti della precedente pronuncia che, evidentemente, risultano viziati da un errore di fondo e cioè che lo sfruttamento o l’utilizzazione del minore, anche trascurando lo scopo di lucro, presuppone comunque sempre un utilizzo esterno del materiale. Diverso l’orientamento seguito: anche la produzione per un uso solo privato deve essere ritenuta reato, senza scappatoie interpretative, perché la stessa relazione, anche senza contatto fisico, tra adulto e minore, presa in considerazione dall’articolo 600 ter del Codice penale, è considerata come «degradante e gravemente offensiva della dignità del minore in funzione del suo sviluppo sano e armonioso» (così l’ordinanza di rinvio alle Sezioni unite, la 10167 del 2018, che ricorda come, sulla base della riforma dell’anno scorso, quando una sezione semplice della Corte decide di allontanarsi dal principio di diritto enunciato dalle Sezioni unite, deve rinviare alla stesse la decisione sul punto).

La linea seguita sin qui dalla Cassazione, peraltro, non appare convincente, stando all’ordinanza di rinvio, in punto di ragionevolezza visto che conduce all’”attrazione” nella più lieve fattispecie penale del possesso condotte come la produzione del materiale che invece devono essere ritenute assai più gravi. Ma è una linea che non sembra neppure aderente agli impegni internazionali presi dall’Italia in particolare con la convenzione di New York ratificata nel 1991.

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