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Il leasing taglia i costi dello studio del professionista

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Lavoro e Previdenza

Il leasing taglia i costi dello studio del professionista

Acquisto o affitto? In realtà è la terza via, quella del leasing immobiliare la formula più conveniente dal punto di vista fiscale per lo studio del professionista con reddito da lavoro autonomo. I  professionisti che acquistano l’ufficio, infatti, non possono dedurre dal reddito il costo. Non sono deducibili le quote di ammortamento. Mentre i canoni di leasing possono essere considerati in diminuzione dal reddito di lavoro autonomo. La deducibilità è una novità recente ed è ammessa con riferimento ai contratti stipulati dal 1° gennaio 2014 (articolo 1, comma 162 della legge 147/2013).

In realtà, sono deducibili anche i canoni di locazione ordinaria, ma in questo caso a rendere la scelta meno conveniente è il semplice fatto che al termine del contratto il professionista deve liberare lo studio senza aver acquisito la proprietà delle “mura”. Invece, alla scadenza del contratto di leasing si può riscattare l’immobile e quindi le somme versate dal professionista risulteranno così “accumulate” a fronte di un bene che dopo sarà acquisito in proprietà, se alla fine del contratto il professionista -locatario esercita il diritto di riscatto.

LE TRE FORMULE A CONFRONTO
Esempio di costi e risparmi per studio di professionisti romani

Come operano le deduzioni

La deduzione dei canoni leasing è consentita per un periodo non inferiore alla metà del periodo di ammortamento corrispondente al Dm del 31 dicembre 1988 (che individua i coefficienti di ammortamento), secondo l’articolo 54, comma 2 del Tuir . In caso di beni immobili la deduzione è consentita per un periodo non inferiore a 12 anni. Quindi, se un professionista stipula un contratto di leasing immobiliare la cui durata è di 10 anni, potrà continuare a dedurre in sede di determinazione del reddito i canoni maturati nel periodo d’imposta. Ma, ai fini della deducibilità fiscale, il costo complessivo del contratto di locazione finanziaria, deve essere suddiviso su 12 anni anziché su dieci.

In pratica la quota deducibile ogni anno risulterà inferiore alla sommatoria dei canoni di leasing riferibili al singolo esercizio.

Ai fini della determinazione del reddito, non solo per le imprese, ma anche per i professionisti, sono deducibili i canoni di locazione maturati (si applica il principio di competenza e non di cassa). Ad esempio se un professionista ha pagato il 30 dicembre 2017 il canone leasing che maturerà a gennaio dell’anno 2018, la deduzione ai fini fiscali potrà essere fatta valere solo nel 2018. E questo a prescindere dal fatto che il pagamento sia stato effettuato in anticipo, nell’anno precedente. Allo stesso modo, se all’inizio del contratto il professionista paga il cosiddetto maxicanone (quota corrispondente a 5 o 6 canoni dei leasing), questo importo deve essere “suddiviso” su tutta la durata del contratto: si tratta, infatti, di una somma non maturata interamente nel primo anno di decorrenza del contratto di leasing.

L’esempio

La forma più conveniente è, appunto, il leasing. Infatti, il maggior costo dovuto agli oneri finanziari (gli interessi), risulta ampiamente compensato dalla deducibilità integrale dei canoni.

Se ipotizziamo una spesa di 500 mila euro per l’acquisto dello studio (nel nostro caso situato a Roma), il costo finale con gli oneri è di 620.224,32 (è stato considerato un tasso di interesse fisso).

Ma ogni anno si recuperano dalle imposte oltre 25mila euro di canoni deducibili (calcolando una pressione fiscale complessiva del 52,05% tra Irpef, Irap e addizionali regionali Lazio e Roma). Quindi la spesa effettiva, togliendo le imposte risparmiate in 12 anni, si riduce a 310.410 euro, nettamente inferiore a quella d’acquisto. Con in più la possibilità, al termine del contratto, di riscattare e avere in proprietà lo studio.

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