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In piscina il gestore è responsabile della sicurezza

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IMPIANTI PRIVATI E CONDOMINIALI

In piscina il gestore è responsabile della sicurezza

(Marka)
(Marka)

Le recenti tragedie estive hanno portato a chiedersi di chi siano le reali responsabilità degli incidenti in piscina. Nei confronti degli utilizzatori della piscina il titolare dell'attività, è il garante della sicurezza ed ha l'obbligo di impedire gli eventi lesivi (art. 40, capoverso, del Codice penale, per cui se non adempie a tale obbligo, la sua inerzia equivale a cagionare l'evento). È anche applicabile l'art. 2051 del Codice civile per cui, essendo una cosa in sua custodia, il gestore (e, nel caso delle piscine condominiali, l'amministratore) è responsabile del danno cagionato dalla stessa alla persona , salvo che provi che il danno sia dovuto ad un caso fortuito.

Quindi la gestione della sicurezza della piscina è un'attività assai delicata, come affermato dalla Corte di Cassazione (sentenza 39139/2018) che ha dichiarato inammissibile, con la condanna alla sanzione pecuniaria di euro 2.000 da versare alla cassa delle ammende, il ricorso del gestore di una piscina avverso la sentenza del Tribunale che lo aveva condannato a 900 euro di multa per il reato di lesioni colpose (art. 590 c.p.) nei confronti di un bagnante ed ad una provvisionale di euro 100.000.
Il Tribunale aveva dichiarato la negligenza , imprudenza ed imperizia del gestore per avere adibito una sola persona all'assistenza dei bagnanti, senza segni distintivi e senza adeguata formazione e senza consentirgli di dedicarsi solo ai compiti di assistenza e salvataggio. Pertanto il sorvegliante non poteva soccorrere il bagnante che , incapace di nuotare , rimaneva immerso in una vasca profonda mt. 1,60 per un tempo da 3 a 10 minuti in condizioni di incoscienza e pertanto riportava lesioni gravissime.
La Corte di Cassazione non condivideva gli assunti difensivi che valorizzavano l'eccezionalità dell'evento, la colpa della parte lesa , per essersi immersa a stomaco pieno, e l'applicabilità non dell'atto di intesa tra Stato e Regioni del 92, bensì del D.M. 18.3.1996 . La Corte di Cassazione afferma che l'intesa tra Stato e Regioni , pubblicato sulla G.U. n. 39 del 1995, è stata sostituita dalla Conferenza Stato e Regioni del 16.1.2003 , relativa agli aspetti igienici -sanitari per la costruzione , la manutenzione e la vigilanza delle piscine ad uso natatorio, che al punto 4 stabilisce per il gestore della piscina, i seguenti obblighi :
* l'assistenza ai bagnanti deve essere assicurata durante tutto l'orario di funzionamento della piscina;
* l'assistente bagnante , abilitato alle operazioni di salvataggio e di primo soccorso, vigila ai fini della sicurezza nelle attività che si svolgono in vasca e negli spazi perimetrali intorno alla vasca.
Pertanto la colpa del ricorrente è quella di avere adibito l'attività dell'assistente ai bagnanti a compiti non esclusivamente di salvataggio ( la fornitura di ombrellone e di lettino) che non gli consentiva il controllo continuo e costante della piscina, e di non averlo adeguatamente formato ed informato e di non averlo reso immediatamente individuabile con una divisa idonea.
Per la Corte di Cassazione il D.M. 18.3.1996 non si applica al caso trattato poiché limita il proprio ambito applicativo ai complessi ed agli impianti sportivi di nuova costruzione e a quelli esistenti , già adibiti a tali usi anche se inseriti in complessi nuovi sportivi.
La responsabilità del gestore della piscina nel cagionare l'evento sussiste poiché il nesso causale fra la condotta dell'imputato e l'evento è interrotto solo quando la condotta antigiuridica di un altro soggetto o della stessa vittima si pone come causa esclusiva dell'evento (C.Cass. n. 1095/1981). Pertanto il gestore della piscina con la violazione della normativa di sicurezza realizza il presupposto fondamentale per la causazione dell'evento.
Infine, va precisato che la gestione condominiale delle piscine non può prescindere dalla sorveglianza dei bagnanti che deve essere effettivamente compiuta in modo continuativo da un soggetto abilitato ed adeguatamente formato ed informato ai sensi dell'art, 37 del d.lvo n. 81/2008 e occorre adottare le norme prudenziali e di di sicurezza sopra citate. La falsa opinione per cui in tale materia “occorre occuparsi e non preoccuparsi” , in modo da evitare l'applicazione delle norme di sicurezza, espone l'amministratore condominiale, in quanto titolare dell'attività nella piscina - prte condominiale, a gravi conseguenze che si pagano a carissimo prezzo.

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