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Divorzio, la sentenza «straniera» vale ma va sempre rispettato…

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Corte di giustizia

Divorzio, la sentenza «straniera» vale ma va sempre rispettato l’interesse del minore

Il fatto che sia già in corso un procedimento in Italia non inficia la validità di una sentenza di divorzio già definitiva in Romania. È la conclusione a cui è giunto l’avvocato generale della Corte di giustizia europea nella causa C-386/17 che vede confrontarsi un cittadino italiano una cittadina romena. L’avvocato però sottolinea che il giudice deve sempre verificare che la decisione non violi i diritti fondamentali e quindi l'ordine pubblico - elemento che può giustificare il «no» al riconoscimento della sentenza -e che venga sempre garantito l'interesse superiore del minore.

La vicenda

Il cittadino italiano e la cittadina romena si sono sposati in Italia nel 2005 e qui hanno stabilito la loro residenza familiare. Dal matrimonio è nato un figlio nel

2006. Il rapporto coniugale si è deteriorato e, sempre nel 2006, la signora è tornata in Romania, portando con sé il bambino di pochi mesi. Da allora, né la signora né il bambino sono più rientrati in Italia.

Nel 2007, i coniugi hanno chiesto al Tribunale di Teramo la separazione giudiziale. Ognuno dei due coniugi ha chiesto l'affidamento esclusivo del figlio a sé. Nel 2012, il Tribunale di Teramo ha dichiarato la separazione dei coniugi e avviato l'istruttoria per l'affidamento del minore.

Nel 2009, la signora si è rivolta al Tribunale di Bucarest, chiedendo il divorzio e l'affidamento esclusivo del figlio a sé. Il marito italiano ha sollevato davanti a tale giudice l'eccezione di litispendenza, visto che un tribunale italiano era stato adito per primo. Ciononostante, il Tribunale di Bucarest, con sentenza divenuta definitiva nel 2013 in grado d'appello, ha respinto l'eccezione del marito e accolto le domande della moglie. In particolare, i giudici romeni hanno ritenuto che non vi fosse litispendenza perché in Italia era stata chiesta la separazione mentre in Romania (dove non esiste l'istituto della separazione) era stato chiesto il divorzio.

Con sentenza del 2013, emessa circa un mese dopo che la sentenza romena era divenuta definitiva, il Tribunale di Teramo ha disposto l'affidamento esclusivo del minore al padre e respinto la richiesta della signora di riconoscere la sentenza (di segno contrario) pronunciata in Romania. Il Tribunale di Teramo ha motivato tale rigetto con la violazione da parte delle autorità romene delle regole sulla litispendenza, non essendosi tali autorità astenute dal giudicare una vicenda che era già sub iudice in Italia.

Nel 2014, la Corte d'appello dell'Aquila, adita dalla signora, ha riformato la

sentenza del Tribunale di Teramo, riconoscendo la sentenza di divorzio e affidamento del minore alla madre pronunciata in Romania. Secondo la Corte d'Appello, il mancato rispetto delle regole sulla litispendenza non rientra tra i criteri che possono essere fatti valere per escludere il riconoscimento in Italia della sentenza straniera.

Il cittadino italiano ha impugnato in Cassazione la sentenza della Corte d'Appello dell'Aquila. La Corte suprema di cassazione ha deciso, in tale contesto, di sottoporre alla Corte di giustizia alcune questioni pregiudiziali sulla litispendenza nel diritto dell'Unione e, in particolare, sulle conseguenze della violazione delle regole della litispendenza. La Corte di Cassazione ritiene, infatti, che la sentenza definitiva romena di cui è chiesto il riconoscimento in Italia sia stata resa da un giudice che, in quanto adito per secondo, era sprovvisto del potere di decidere. In tal senso, la sentenza romena potrebbe ritenersi lesiva dell'ordine pubblico nazionale e ciò comporterebbe la sua non riconoscibilità in Italia.

Le valutazioni dell’Avvocato generale

Nelle sue odierne conclusioni, l'Avvocato generale Yves Bot (Francia) ricorda, innanzitutto, che la litispendenza mira a evitare procedure parallele in diversi Stati membri e quindi a minimizzare il rischio di decisioni contrastanti. La litispendenza si fonda sulla cooperazione e sulla reciproca fiducia delle giurisdizioni degli Stati membri.

L'Avvocato generale osserva, poi, che, in materia matrimoniale, in base al regolamento 2201/2003, una situazione di litispendenza sussiste quando almeno due giurisdizioni in diversi Stati membri sono adite dalle medesime parti per la separazione, per il divorzio o per l'annullamento del matrimonio. In tal senso, separazione, divorzio e annullamento del matrimonio sono considerati equivalenti. Pertanto, i giudici romeni hanno violato le norme sulla litispendenza. Essi, in altri termini, non erano competenti ad adottare decisioni sulla vicenda in questione, essendo invece competenti le giurisdizioni italiane, adite per prime con la causa di separazione.

Ciò detto, l'Avvocato generale passa ad esaminare le conseguenze del mancato rispetto delle regole sulla litispendenza da parte delle autorità romene, in particolare per quanto riguarda il riconoscimento in Italia delle decisioni da loro emesse.

A tale proposito, egli osserva che, alla luce del regolamento 2201/2003, una giurisdizione nazionale può rifiutare di riconoscere una decisione in materia di responsabilità genitoriale (affidamento) resa dalla giurisdizione di un altro Stato membro solo quando detta decisione è manifestamente contraria all'ordine pubblico. Tuttavia, è espressamente vietato alla suddetta giurisdizione nazionale di controllare la competenza della giurisdizione dell'altro Stato membro. Tale divieto, per l'Avvocato generale, vale anche quando l'incompetenza sia determinata dalla violazione delle regole sulla litispendenza.
Inoltre, l'Avvocato generale richiama la giurisprudenza della Corte[2] secondo cui « il giudice dello Stato richiesto non può, pena rimettere in discussione la finalità del regolamento n. 2201/2003, rifiutare il riconoscimento di una decisione promanante da un altro Stato membro per il solo motivo che esso ritiene che in tale decisione il diritto nazionale o il diritto dell'Unione sia stato male applicato».

Sulla base delle considerazioni che precedono, l'Avvocato generale conclude che la violazione delle regole sulla litispendenza non comporta, di per sé, la violazione dell'ordine pubblico né la conseguente impossibilità di riconoscere la sentenza emessa dal giudice straniero.

L'Avvocato generale ricorda, però, che alla violazione delle regole sulla litispendenza potrebbe essere sottesa la violazione di diritti fondamentali riconosciuti dal diritto dell'Unione (ad esempio, il diritto di difesa o il diritto al rispetto di tempi ragionevoli del processo): in tal caso, il giudice nazionale potrebbe ravvisare una violazione dell'ordine pubblico e quindi negare il riconoscimento della sentenza straniera. In ogni caso, in materia di affidamento e di responsabilità genitoriale, l'interesse superiore del minore deve guidare qualsiasi decisione.

L'Avvocato generale osserva che, ove le regole sulla litispendenza siano violate da parte di uno Stato membro, la Commissione potrà sempre valutare se vi siano i presupposti di un ricorso per inadempimento davanti alla Corte di giustizia.

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