Norme & Tributi

Spesometro: come evitare trappole, errori e sanzioni

  • Abbonati
  • Accedi
entro il 1° ottobre dati alle entrate

Spesometro: come evitare trappole, errori e sanzioni

Entro il 1° ottobre chi ha una partita Iva deve comunicare online all’agenzia delle Entrate i dati delle fatture riferite al primo semestre 2018 (o secondo trimestre per chi non ha optato per la trasmissione con cadenza “prolungata”). Si tratta del cosiddetto «spesometro», disciplinato dall’articolo 21 del decreto legge 78/2010 e successive modifiche.

Chi deve farlo e chi no
Lo spesometro dovrà essere inoltrato da tutti i soggetti titolari di partita Iva, a eccezione:
- dei produttori agricoli che nel 2017 hanno realizzato un volume d'affari pari o inferiore a 7mila euro, derivante dalla cessione di prodotti agricoli per almeno i due terzi;
- dei soggetti che aderisco al regime fiscale forfettario o di vantaggio per l'imprenditoria giovanile lavoratori in mobilità (anche detti minimi);
- delle amministrazioni pubbliche;
- dei soggetti passivi Iva che hanno optato per la trasmissione telematica all’agenzia delle Entrate di tutte le fatture e dei corrispettivi (ex articolo 3 del decreto legislativo 127/2015).

Che cosa deve essere comunicato e che cosa no
La comunicazione dovrà riportare i dati relativi a tutte le fatture emesse e ricevute nel corso del periodo d'imposta, seppur escluse, non soggette o fuori campo Iva. Rientrano nello spesometro, quindi, anche le fatture ricevute dai forfettari o minimi, le bollette doganali, le relative note di variazioni, nonché le bollette relative alle utenze, così come specificato nella recente risoluzione 68/E/2018. Viceversa, non dovranno essere trasmessi i dati relativi ad altri documenti che non costituiscono fatture come ad esempio le scheda carburanti.

Le indicazioni da inserire
Per ciascuna fattura emessa, indipendentemente dalla sua registrazione, e ricevuta, purché registrata, nonché per ogni altro documento oggetto di comunicazione, il contribuente dovrà indicare:
- i dati identificativi del cedente/prestatore; è sufficiente la partita Iva o il codice fiscale (se il soggetto non opera in regime di impresa, arte, o professione);
- i dati identificativi del cessionario/committente;
- data e numero del documento;
- base imponibile, aliquota e tipologia di operazioni posta in essere.

Nel caso di fatture di importo inferiore a 300 euro (comprensivo di Iva) sarà possibile inserire un documento riepilogativo e indicare:
- la partita Iva delle parti coinvolte;
- data e numero del documento riepilogativo;
- l’ammontare imponibile complessivo e l’imposta complessiva distinti per aliquota Iva applicabile.

Quando deve essere fatta la comunicazione
La comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute nasce come una comunicazione trimestrale le cui scadenze per il 2018 sono:
- primo trimestre, 30 maggio;
- secondo trimestre, 1° ottobre (termine posticipato dalla legge di Bilancio 2018, in precedenza fissato al 16 settembre);
- terzo trimestre, 28 febbraio 2019 (termine prorogato dal decreto Dignità -decreto legge 87/2018 - in precedenza stabilito al 30 novembre);
- quarto trimestre, 28 febbraio 2019.

Inoltre, a seguito delle modifiche introdotte dal decreto collegato alla legge di bilancio 2018 (articolo 1-ter, comma 2 del decreto legge 147/2017) la comunicazione può essere effettuata semestralmente. Quindi:
- primo semestre, 1° ottobre (termine posticipato dalla legge di Bilancio 2018, in precedenza era fissato al 16 settembre);
- secondo semestre, 28 febbraio 2019.

Le sanzioni
Se il contribuente non trasmette la comunicazione all’agenzia delle Entrate entro i termini indicati, sarà soggetto alla sanzione di 2 euro per ciascuna fattura, entro il limite massimo di mille euro per ciascun trimestre (ridotti alla metà se la trasmissione è effettuata entro i 15 giorni successivi alla scadenza o se, nello stesso termine, è effettuata la trasmissione corretta dei dati).

Potrebbe però accadere che il file inviato nei termini viene scartato dal sistema in quanto presenta degli errori. In questo caso, per non incorrere nelle sanzioni è possibile inviare nuovamente il file corretto entro i 5 giorni successivi.

© Riproduzione riservata